Milano, tassista morto dopo aggressione: 10 anni a Davide Guglielmo Righi

Alfredo Famoso fu aggredito da Davide Guglielmo Righi dopo una lite di viabilità. Oggi, a nove mesi di distanza, è arrivata la prima condanna.

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19 novembre 2014 – 10 anni di carcere: è questa la condanna inflitta oggi dai giudici della Corte d’Assise di Milano a Davide Guglielmo Righi, accusato di omicidio preterintenzionale in relazione alla morte del tassista Alfredo Famoso, aggredito il 23 febbraio scorso via Gian Battista Morgagni a Milano e deceduto poche ore dopo in ospedale.

I giudici hanno deciso di escludere le aggravanti dei futili motivi e della recidiva che erano state contestate a Righi dal pm Maria Teresa Latella e inflitto una pena inferiore a quella chiesta dall’accusa – 13 anni di carcere.

La difesa dell’uomo, invece, aveva chiesto che fosse riconosciuto l’eccesso colposo in legittima difesa. La ricostruzione dei fatti presentata in aula, però, ha chiaramente escluso una colluttazione tra Righi e la vittima, rendendo di fatto inattuabile la richiesta dell’avvocato difensore Isabella Giuffrida.

I giudici hanno anche riconosciuto provvisionali di risarcimento: 100 mila euro alla moglie di Famoso, 80 mila a ciascuno dei due figli, 30 mila euro a ciascuno dei fratelli e 12 mila euro alla Asl di Milano, costituitasi parte civile nel procedimento.

Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 15 giorni e solo a quel punto si saprà se le parti coinvolte decideranno di ricorrere in appello.

Chiesto processo immediato per Davide Guglielmo Righi

Si profila un processo con rito immediato per Davide Guglielmo Righi, il 48enne che lo scorso 23 febbraio aggredì il tassista Alfredo Famoso a Milano dopo un litigio in strada per motivi di viabilità. L’uomo, ai domiciliari dal momento del suo arresto, era inizialmente accusato di omicidio volontario, ma il gip di Milano decise di derubricare quel reato in omicidio preterintenzionale.

Ora, a pochi mesi da quella tragedia – Famoso morì poche ore in ospedale – per Righi si avvicina la data del processo. Il pubblico ministero Maria Teresa Latella ha confermato l’imputazione di omicidio preterintenzionale e chiesto che l’uomo venga processato con rito immediato.

La dinamica dei fatti è stata chiarita, confermata anche dallo stesso Righi durante l’interrogatorio:

Lui mi ha preso per il braccio sinistro e ha iniziato a strattonarmi. Poi mi ha preso anche l’altro braccio e a quel punto c’è stata una velocissima colluttazione nella quale ho dato uno strattone con il braccio destro e, così facendo, ho colpito il tassista. L’ho colpito all’altezza del viso in quanto avevo il braccio già alzato per liberarmi dalla sua presa. A quel punto lui ha mollato la presa e si è irrigidito in una strana posa: è come se si fosse messo sull’attenti. Dopodiché si è lasciato cadere all’indietro e con la schiena ha sbattuto contro la ruota di un suv che era parcheggiato nei pressi. A seguito di questo urto il tassista ha aperto le braccia per cercare appoggio, ma non trovandolo è caduto per terra sbattendo prima il sedere e poi la schiena. Non mi è sembrato proprio che sbattesse la testa. Dopo l’urto con la ruota di scorta è come se gli fosse mancato il terreno sotto i piedi, come se fosse scivolato. Non pioveva ma l’asfalto era bagnato. Quando era a terra era ancora cosciente in quanto l’ho sentito lamentarsi e l’ho visto muoversi.

La consulenza medico-legale disposta dalla Procura ha confermato quella ricostruzione: il tassista non è deceduto per la confezione di bottiglie d’acqua che Righi gli ha scagliato contro, ma per aver battuto la testa in seguito alla caduta.

A questo punto Davide Guglielmo Righi potrà chiedere di essere ammesso al rito abbreviato, assicurandosi così un terzo di sconto della pena in caso di condanna.