Siria, gli Stati Uniti verso la No Fly Zone? La Russia è contraria

Pressioni su Obama perché decida un intervento. Ma da Mosca alzano la voce: “Sarebbe una violazione del diritto internazionale”.

Continua a essere molto forte la pressione su Obama affinché decida un intervento in Siria che gli Stati Uniti al momento non sono intenzionati a lanciare. Secondo “fonti diplomatiche occidentali”, però, dalle parti della Casa Bianca si sta iniziando a ragionare di una possibile No Fly Zone in aiuto dei ribelli, un po’ come accaduto durante la guerra in Libia. “Washington sta considerando una no fly zone per aiutare gli oppositori di Assad”, ha detto una fonte. L’intervento potrebbe anche avere l’obiettivo di distruggere il sofisticato sistema di difesa anti-area di fabbricazione russa in mano al regime di Damasco.

E proprio i russi hanno subito alzato la voce contro il possibile intervento: “L’uso di Jet F-16 e di missili patriot dalla Giordania per imporre un’ipotetica no-fly-zone sulla Siria sarebbe una violazione del diritto internazionale”, ha detto il ministro degli Esteri Lavrov in una conferenza stampa a Mosca con Emma Bonino.

Intanto in Siria sarebbe in corso una diserzione di massa: 73 militari del regime di Assad,tra cui 7 generali e 20 colonnelli hanno varcato il confine con la Turchia assieme alle loro famiglie.

Siria, Obama e Putin si incontrano al G8

Le soluzioni per la guerra in Siria e le informazioni sull’uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Bashar Al-Assad sui ribelli saranno al centro di un incontro tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ed il presidente della Federazione RUssa Vladimir Putin a margine del vertice del G8 che comincerà lunedì in Irlanda del Nord.

La posizione russa, di ferma ed assoluta fiducia nel presidente siriano, è diametralmente opposta a quella dell’amministrazione americana, intransigente a tal punto da decidere di foraggiare con armi ed aiuti i ribelli dell’Esercito di liberazione.

Come riferito da un’agenzia stampa libanese oggi pomeriggio Salem Idriss, leader della resistenza, sarà a Washington domani mattina, presumibilmente per discutere appunto degli aiuti a stelle e striscie.

Il vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa Ben Rhodes, che ha dato la notizia dell’incontro tra Obama e Putin, ha tuttavia precisato che apparentemente le intenzioni del Cremlino restano attendiste ed anzi contrarie alla fornitura di armi ai ribelli.

L’Onu: “no a soluzione militare”

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, dopo aver convinto la Svezia a non ritirare il proprio contingente di caschi blu dalle Alture del Golan, ha lanciato un appello affinchè la soluzione militare non sia, per la Siria, il solito modo per risolvere quel conflitto.

Secondo Ban Ki-Moon l’aiuto militare degli Stati Uniti, in termini di forniture di armi ai ribelli, non aiuta in alcun modo a trovare una soluzione.

In Siria non esiste l’opzione militare

ha chiosato Ki-Moon.

Il capo dei ribelli a Washington

Il ministero degli esteri siriano liquida così il rapporto Usa sull’utilizzo di armi chimiche nella guerra civile:

Il rapporto della Casa Bianca sull’uso di armi chimiche in Siria è pieno di menzogne.

Nel frattempo è giunta la notizia che vuole il comandante dell’Esercito di liberazione siriano, Selim Idriss, a Washington per domani. Lo riferisce l’agenzia stampa Now Lebanon, senza però fornire ulteriori particolari.

Idriss, alla notizia dell’iniziativa statunitense di foraggiare con nuovi armamenti l’Esercito ribelle in Siria, ha dichiarato:

Ci auguriamo che non siano solo parole di inchiostro su carta, ma che tali promesse vengano attuate il più presto possibile.

La Nato: Assad accetti indagine Onu

Dopo il susseguirsi di notizie provenienti dalla Casa Bianca, che avrebbe la certezza dell’uso di armi chimiche sulla popolazione siriana per mano dell’esercito lealista di Bashar Al-Assad, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha dichiarato:

Il governo siriano deve garantire l’accesso alle Nazioni Unite affinchè possano indagare sull’uso di armi chimiche nel conflitto: qualsiasi uso di armi chimiche è del tutto inaccettabile e rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale.

Se sul fronte siriano non si placano i combattimenti, sul fronte diplomatico al di fuori dei territori di guerra le polemiche divampano come ai tempi della guerra fredda: il capo della Commissione esteri della Duma Aleksei Puskov ha accusato l’amministrazione statunitense di stare creando ad arte fantomatiche prove sulla presenza e sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano, armi che sarebbero state fornite da Mosca ad Assad.

Le informazioni sull’uso di armi chimiche da parte di Assad sono state costruite dagli Stati Uniti, così come le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Obama sta ormai prendendo la stessa strada di Bush.

Puskin, che già più volte si è espresso sul tema, sostenendo sempre la teoria che gli Usa in questo modo vogliano permeare nel conflitto e giustificare il loro probabile interventismo futuro, ha riservato parole al vetriolo nei confronti dell’amministrazione Obama, paragonando le politiche messe in campo dalla Casa Bianca sul conflitto in Siria (molto blande a dire la verità) con le palesi falsità architettate ad arte da George W. Bush jr e Tony Blair per giustificare la guerra in Iraq: falsità per le quali l’arcivescovo Desmond Tutu, ma anche il leader italiano dei Radicali Marco Pannella, da tempo chiedono l’imputazione per crimini contro l’umanità presso la Corte Penale Internazionale.

Secondo la Casa Bianca negli ultimi due anni in Siria sarebbero morte circa 93mila persone e questo ha portato alla decisione, non confermata e non smentita, di fornire armi ai ribelli (non è ancora certa l’istituzione di una no-fly zone sulla Siria).

L’accusa terribile mossa ad Assad è di stare usando armi chimiche (gas sarin) per risolvere il conflitto civile che sta martoriando la Siria da oltre due anni: a questa conclusione sono arrivate sia le autorità americane che quelle europee, anche se (confermano alcuni funzionari Usa) il Presidente Obama non avrebbe ancora preso alcuna decisione su un possibile intervento.

L’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca John McCain ha dichiarato in Senato:

In Siria è stata superata la linea rossa, col regime di Assad che ha usato armi chimiche, in particolare il gas Sarin. Per questo gli Stati Uniti armeranno i ribelli.

La decisione finale degli Usa potrebbe arrivare contestualmente, o immediatamente dopo, la riunione del G8, che si terrà il 17 e 18 giugno prossimi in Irlanda del Nord, occasione in cui Obama e Putin avranno occasione di confrontarsi direttamente sulla Siria: Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, ha dichiarato recentemente che gli Stati Uniti sono pronti ad intervenire, come anche il Regno Unito e la Francia, che puntano a convincere Putin a fare pressioni sul regime di Damasco per porre fine alle violenze in Siria.

Rhodes ha inoltre dichiarato che, a fronte di queste nuove evidenze contro Assad, anche la linea statunitense è necessariamente cambiata:

Il presidente è stato chiaro che l’uso di armi chimiche – o il trasferimento di armi chimiche a gruppi terroristici – è una linea rossa per gli Stati Uniti. Il presidente ha detto che l’uso di queste armi avrebbe cambiato i suoi calcoli, e li ha cambiati.

Senza entrare troppo nel merito delle decisioni che sarebbero state prese da Obama, Rhodes ha fatto chiaramente intendere che, sulla fornitura di armi ai ribelli, gli Stati Uniti forniranno

un tipo diverso di aiuti, il presidente ha già preso una decisione al proposito.

Decisione ancora sconosciuta, nei dettagli, ma facilmente immaginabile.

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