Ore 12 – Mario Monti procede (in salita). Partiti divisi: partner o “cecchini”?

Oggi Mario Monti chiude le consultazioni con i partiti e le forze sociali e poi scioglierà la riserva. Inutile sgranare il rosario su ciò che accadrà nelle prossime ore. Sta di fatto che la situazione del Paese resta aggrappata a un filo, sotto il martellamento dei mercati e lo spettro del default, con la politica,

Oggi Mario Monti chiude le consultazioni con i partiti e le forze sociali e poi scioglierà la riserva. Inutile sgranare il rosario su ciò che accadrà nelle prossime ore.

Sta di fatto che la situazione del Paese resta aggrappata a un filo, sotto il martellamento dei mercati e lo spettro del default, con la politica, tutta o quasi, che continua a privilegiare i propri interessi rispetto a quelli del Paese. Siamo di fronte a un doppio limite: da una parte i partiti vogliono condizionare (fino al ricatto) Monti sul piano programmatico e su quello della composizione dell’esecutivo, dall’altra provano a stare sul davanzale, pronti a scaricare il professore in caso di aborto o fallimento del governo “tecnico”, pronti alle elezioni anticipate.

Se malauguratamente, per i veti incrociati, Monti non dovesse farcela a decollare, i partiti se ne laveranno le mani, incolpandosi reciprocamente. Monti rischia di partire con un governo solo apparentemente forte perché “autonomo”, in realtà debolissimo perché figlio di “nessuno”, in balia di chi è sempre pronto a staccare la spina.

In definitiva, è l’ennesima dimostrazione della latitanza della politica italiana di questi oramai ultimi 20 anni: berlusconismo e antiberlusconismo sono andati a braccetto producendo questa tela bucata. In altri tempi, anche più drammatici, il Paese è stato affidato a governi “monocolori” (come di fatto sarà quello cui sta lavorando Monti): ma sempre i partiti, con autorevolezza, hanno avuto la forza e la capacità di trovare la coesione.

Come accadde, ad esempio, nel triennio 1976-78 (governo Andreotti), quando si uscì dall’emergenza economica e fu battuto il terrorismo. Certo, altri tempi e altri leader che rispondevano ai nomi di Moro, Berlinguer, Craxi. Insomma, partiti in campo: così è stato anche per la Germania pochi anni fa con la grande coalizione, così in questi giorni in Grecia con il governo di unità nazionale.

Invece, qui Berlusconi e il Pdl hanno tirato la corda fin oltre il limite e tutt’ora ex premier ed ex maggioranza ricattano e cercano rivincite. Qui Bossi e la Lega, saltano l’incontro con Monti e riaprono il parlamento padano nella logica della secessione. Qui, dall’altro versante, Fini torna a inciuciare col Cavaliere e Casini gioca le carte del Terzo Polo, un’etichetta elettoralistica, pensando a se stesso (e al Quirinale), qui il Pd sta alla finestra, qui la sinistra “spara” già contro Monti, come la Lega.

Insomma, Monti rischia grosso. L’Italia rischia tutto.