Berlusconi, the day after. Nè vendette nè rivincite

Oggi inizia il dopo Berlusconi. Da qui si parte, anzi, si riparte. Non è cosa da poco: il Cavaliere è stato premier per 3336 gironi, secondo solo a Giolitti, ha interpretato pro domo sua la fine della prima Repubblica, con una dose quasi letale di antipolitica, demagogia, populismo. Il “Ghe pensi mi” ha fallito totalmente,

Oggi inizia il dopo Berlusconi. Da qui si parte, anzi, si riparte. Non è cosa da poco: il Cavaliere è stato premier per 3336 gironi, secondo solo a Giolitti, ha interpretato pro domo sua la fine della prima Repubblica, con una dose quasi letale di antipolitica, demagogia, populismo.

Il “Ghe pensi mi” ha fallito totalmente, incapace di riformare l’Italia, incapace di affrontare la crisi internazionale. L’inquinamento del berlusconismo graverà per anni sugli italiani.

Le dimissioni di Berlusconi sono un fatto politico di grande rilievo, dimissioni scaturite anche sul piano formale da un atto politico-istituzionale: la sconfitta parlamentare del governo in occasione del voto sul Rendiconto generale dello Stato, la scorsa settimana. Il ko su un atto fondamentale, perché senza la sua approvazione non si può approvare né la legge di Bilancio né la legge Finanziaria.

Come ricorda oggi Eugenio Scalfari su La Repubblica: “In quell’occasione le opposizioni, rafforzate da un gruppo di dissidenti usciti dalle file del Pdl, decisero di astenersi e in questo modo di contarsi e di contare i voti della maggioranza. Il risultato fu duplice: da un lato il Rendiconto fu approvato come era assai opportuno per non bloccare la macchina dello Stato; dall’altro il risultato della conta fu di 308 voti della maggioranza e di 321 voti dell’opposizione. Poiché la maggioranza, per esser tale, deve avere almeno 316 voti, da quel giorno ha cessato di esistere tant’è che Berlusconi, responsabilmente, andò al Quirinale e presentò le proprie dimissioni “a scadenza”. La scadenza è arrivata oggi ed oggi infatti quelle dimissioni sono diventate esecutive”.

Da qui, appunto, dalla debacle politica di 17 anni di berlusconismo e dalla sconfitta del governo Berlusconi alla Camera della settimana scorsa, si ricomincia.

Quella del nuovo governo Monti è una sfida difficile, impossibile se la politica non antepone gli interessi del Paese a quelli particolari. Le frange oltranziste di Lega e Pdl da oggi mobiliteranno i guastatori per approntare trappole sul cammino del governo Monti. La ringhiosità di Bossi smarrito, lo squagliamento del gregge del Pdl con il pastore azzoppato e disarcionato, ma anche la sinistra spiazzata orfana di Berlusconi, non lasciano intravedere nulla di buono. All’Italia oggi non servono né vendette né rivincite.

Quelle di Monti non saranno scelte “tecniche”, bensì atti politici che incideranno pesantemente nella vita degli italiani. Serve completa discontinuità rispetto al governo Berlusconi: risanamento con sacrifici equi, finalizzati alla crescita.

Non sarà davvero un ballo di gala. Ma l’alternativa è il fallimento di una nazione, il ko di un continente.