Berlusconi si è dimesso! Dieci momenti da ricordare

Silvio Berlusconi si dimette da Presidente del Consiglio. Cosa resterà?


Oggi, 12 novembre 2011, è una data che ricorderemo: Silvio Berlusconi, si è appena dimesso da Presidente del Consiglio. È la fine del governo Berlusconi IV, è la fine di una parabola iniziata alle elezioni del 1994. Ci sono bambini che sono diventati adulti in questi ormai diciotto anni di berlusconismo al Potere.

Ci sarà tempo e modo per valutare a freddo, ma ora come ora, come le dimissioni calde sul tavolo di Giorgio Napolitano, e l’incarico conferito a Mario Monti che dovrebbe comporre un governo definito entro lunedì mattina alle ore 9, voglio guardare indietro. E voglio guardarci in fretta, ma bene.

Un po’, perché ho paura che questo sia sempre una specie di 8 settembre in forma di farsa, un po’ perché in ogni caso quella di oggi è una cesura, e una cesura forte. Berlusconi si dimette: ma vi rendete conto, di quanto la parola dimissioni sia lontana da quel che è l’uomo, l’imprenditore, il politico Silvio Berlusconi?

Dopo il salto, dieci momenti da ricordare dell’epopea berlusconiana dal 1994 al 2011.

1) Come si fa a non partire da Forza Italia e dal discorso del Palafiera il 6 febbraio 1994? Lo trovate qui, integrale, in pdf. Quello fu il momento in cui partì tutto. Ma iniziava molti mesi prima: non tanto con i manifesti di “Fozza Itaia” – chi di voi li ricorda? – sui quali la paternità a Publitalia fu sempre discussa – lo è tutt’ora: leggete i commenti di questo post di 02Blog – quanto con la fine della Prima Repubblica, Tangentopoli, il 91/92, le monetine a Craxi e tutto quel periodo meraviglioso che ricordiamo bello solo perché eravamo giovani o adolescenti. Non lo era, perché da quella terra, dall’humus, sarebbe sorto il “ventennio a colori”, che non fu ventennio in toto, ma durò quasi diciotto anni. Fino a oggi: 1994 – 2011, r. – non tanto – i.p.. Andiamo oltre.

2) E come secondo punto, come non pensare alla base della relazione più stretta della Seconda Repubblica? Quella Tra Lega Nord e Forza Italia prima e PdL poi. Una relazione nata, morta, risorta, sempre in quella vivacissima prima metà di anni novanta. Tra il Piccolo Pevero, in Costa Smeralda, vicino Arzachena, dove Umberto Bossi adattava il motto épater la bourgeoisie all’italiana, presentandosi in canottiera ai fotografi e ai villeggianti – tra i quali, neanche adolescente, c’ero anch’io – e le cene ad Arcore, con lo strapaesano che irrompeva nel palazzo e vi si faceva contagiare. Bei tempi, quelli in cui Berlusconi rompeva con Bossi spiegando “Mai più con Bossi”.

3) La traversata nel deserto. E cosa fa dal 1996, quando perde le elezioni contro Romano Prodi, Silvio Berlusconi? Sono gli anni della “traversata nel deserto”. Cinque anni in cui resiste. Ma prima perde le elezioni, e come le perde? Malamente: dice addirittura di voler “andare all’estero”. Non mantiene ovviamente la promessa, e Curzio Maltese, periodico profeta del berlusconismo finalmente raggiunto da un’epifania, scrive ad aprile 1996

MAI fidarsi delle promesse di Berlusconi. “E’ finita, ci rivediamo all’ estero” aveva annunciato nella notte degli ulivi. E invece, rieccolo. “Uno splendido risultato”. In tv, naturalmente, all’ ora dei telegiornali. Risorto in video a tre giorni dal duello con Prodi. Riemerso dal silenzio di Arcore, lungo, blindato e sorvegliato dai vigilantes. A prima vista, ventidue ore non sono bastate a Mity Simonetto, la maga del cerone, e alle truccatrici per restaurare appieno la facciata del Cavaliere.

Purtroppo ci fidammo: anzi, si fidarono. Ma fino al 2001, Berlusconi sarà all’opposizione.

4) Nel 2001 Berlusconi torna al governo. The Economist, scrive

An Italian story
After next month’s election, Silvio Berlusconi, Italy’s richest businessman, is expected to become prime minister again. Yet he is still locked in a string of legal battles. His companies have used money from untraceable sources—and he even faces allegations of links to the Mafia

Che tradotto suona come:

Una storia italiana
Dopo le elezioni del mese prossimo Silvio Berlusconi, il più ricco uomo d’affari d’Italia, potrebbe diventare primo ministro. Malgrado i problemi giudiziari. Le sue società hanno utilizzato denaro da fonti impossibili da rintracciare – e deve anche rispondere di collegamenti con la mafia

Diventò in effetti primo ministro. E a rileggere titolo e sommario dell’Economist, sembra di leggere un pezzo scritto l’anno scorso, non dieci anni fa. L’anno scorso quando? Per esempio quando il pentito di mafia Gaspare Spatuzza depose nell’aula bunker del Tribunale di Torino. Era il dicembre del 2009. Ps: Berlusconi perse anche la causa per diffamazione a mezzo stampa contro The Economist, ma per un’altra cover, quella del leggendario “Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy”.

5) Il governo Berlusconi II è anche quello del momento più schifoso, basso, geniale, umiliante per una nazione. Quello del contratto con gli italiani: chi se lo ricorda più? Era l’8 maggio 2001. Silvio Berlusconi a Porta a Porta firma davanti a Bruno Vespa un contratto. Lo manterrà? Ma figuriamoci: gli economisti de LaVoce.info gli tirano via la pelle di dosso pochi mesi fa, a suon di tabelle e percentuali. Chi di accountability ferisce, di accountability perisce.

6) Aveva detto che in Rai non avrebbe spostato neanche una pianta. Invece, il 18 aprile 2002, arriva da Sofia l’editto bulgaro. Cacciati dalla Rai Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi. Perché? Se per i secondi due si può ammettere che ci possa essere una qualche ragione di spoil system per il cambiamento, per Biagi, non c’è storia. Perché cacciare Biagi dalla Rai? Non c’era motivo. Biagi: vi ricordate quando da piccoli lo odiavamo perché troppo filodemocristiano? Bé, la sua colpa fu di non subire il ventennio berlusconiano. Finì cacciato via, umiliato, da un’azienda alla quale aveva donato la vita. Un brindisi stasera facciamolo anche alla sua (ma non a Santoro a Luttazzi, vivi e vegeti, che sono sport, campionati e serie diverse).

7) L’8 maggio 2008 è una data chiave: inizia quel che finisce oggi, e che forse, incrociamo le dita, speriamo che vada tutto bene, finisce oggi. Silvio Berlusconi vince le elezioni. Nasce anche Polisblog ai tempi, ma questo non è importante. Il giorno della vittoria, Panorama scrive:

Silvio Berlusconi, futuro premier, ha già annunciato che il primo Consiglio dei ministri sarà convocato a Napoli per affrontare l’emergenza rifiuti.

Era la primavera 2008: ottimo lavoro Silvio!

8) Giugno 2009: su El Pais escono le foto di Antonello Zappadu a Villa Certosa. Matrimoni lesbo, guardie armate di Kalashnikov, premier dell’est europeo con il fallo al vento. E tutto a casa di Berlusconi in Sardegna! Nessun reato ci mancherebbe: ma una questione di opportunità enorme, che si somma alla nullafacenza di governo, durata da anni. È l’inizio del crepuscolo, dove il sole è sparito oggi.

9) Silvio Berlusconi non lo sa, neanche adesso lo sa, ma il 27 maggio 2010 esagera. Lì, si mette la corda al collo: da solo. Chi ha lasciato che se la mettesse? Tutti i suoi leccapiedi, tutti i suoi yes man, che in in sedici anni gli hanno fatto credere di essere onnipotente. Di essere Dio. Ma non è Dio quello che chiama in Questura a Milano, né quello che manda a Ruby. Meglio affidarsi a Nicole Minetti.

10) Potrei dirne mille altre, ma credo che il giorno giusto per chiudere il decalogo sia oggi il 12-11-2011. Un giorno che ci ricorderemo per un pezzo.

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