I Grandi Furti della Storia: la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo di Caravaggio, 1969, Palermo

1969. È ottobre, la notte tra il 17 e il 18. L’uomo che ha messo piede sulla Luna due mesi fa qui a Palermo sembra ancora più lontano, un eroe di quelli raccontati dai cantastorie che ancora si aggirano per l’isola circondati da ragazzini festanti e increduli. Da quattro secoli fa parte del piano regolatore

di dario

1969. È ottobre, la notte tra il 17 e il 18. L’uomo che ha messo piede sulla Luna due mesi fa qui a Palermo sembra ancora più lontano, un eroe di quelli raccontati dai cantastorie che ancora si aggirano per l’isola circondati da ragazzini festanti e increduli. Da quattro secoli fa parte del piano regolatore della città l’Oratorio di San Lorenzo, ed è affidato ai frati francescani.

Nel 1609 Caravaggio ha dipinto per l’oratorio di San Lorenzo una grande tela, raffigurante una natività: Natività con i santi Francesco e Lorenzo. È l’ultima opera che dipinge in Sicilia, subito dopo va a Napoli e l’anno seguente morirà in Campania. La natività dal 1609 al 1969 si è conservata magnificamente e fa bella mostra di sé nell’altare principale. I critici la considerano l’opera meglio conservata dell’artista del periodo siciliano. Da tutto il mondo artisti, critici, religiosi e semplici turisti vengono ad ammirarla da vicino ed è segnalata in ogni guida che si rispetti. Questa notte verrà rubata, senza lasciare alcuna traccia di sé.

2008. A quasi 40 anni di distanza, il furto della Natività di Caravaggio resta un mistero irrisolto, e il quadro è stato inserito nella lista dei 10 capolavori più ricercati dalle polizie di tutto il mondo. Indagano per ritrovarlo perfino (invano) FBI e Scotland Yard. Tra tanti misteri, una sola certezza sembra emergere. Il mandante, l’esecutore e, forse, l’attuale detentore: mafia.

1996. Al Processo Andreotti, Francesco Marino Mannoia, affiliato ai Boutade, il 5 novembre rilascia dichiarazioni che gettano nello sconforto quanti ripongono speranze di recupero dell’opera. Dichiara infatti che venne tagliata via dalla tela con un taglierino e arrotolata per essere trasportata più agevolmente. L’acquirente non la volle più in quelle condizioni, e considerata invendibile venne distrutta dalla mafia.

Ma sembra appurato dagli inquirenti che quella raccontata da Mannoia è la storia della sorte di un’altra opera rubata in quel periodo, di minor valore, mentre la Natività è ancora integra.

A suffragare questa convinzione un altro pentito, Giovanni Brusca, dichiarò invece che il quadro è ancora integro e la mafia lo usò per trattare per la modifica della legge 41bis, quella che imponeva il carcere duro per reati di mafia, ovviamente senza ottenere nulla.

In un certo senso rassicurante anche la versione fornita da un terzo pentito, Salvatore Cangemi, che ha dichiarato che la mafia lo espone durante i propri summit come simbolo di potere.

A smuovere ulteriormente le acque delle indagini la pubblicazione di un breve romanzo, nel 2005, Il muro di vetro, di Giuseppe Quatriglio (ed. Flaccovio), che vedeva al centro della narrazione proprio questo furto.

A maggio 2005, durante la presentazione del libro, il colonnello Ferdinando Musella, dichiarò che c’erano in corso contatti con la mafia utili al ritrovamento del capolavoro.
Sempre a quel periodo risale la pista dell’est europeo, dove sembrava lo avesse portato il boss mafioso in seguito al rinvigorimento delle indagini.

Nel 2007 però, lo stesso Musella, nega qualsiasi evoluzione delle indagini.

Il valore del quadro è stato stimato in circa 30 milioni di euro.
Spero che un giorno si riesca a recuperare per consentire a me e tutti quelli che nel 1969 non erano ancora neanche nati di poterlo ammirare da vicino, come avrebbe voluto Caravaggio, 400 anni fa.

Via | Arslife, Giornale di Sicilia, Wiki

Ultime notizie su Cold Case

Tutto su Cold Case →