Onde artificiali sul Tamigi

Riporto per intero dal sito dell’ANSA una notizia che sinceramente mi lascia un po’ perplesso. LONDRA – Surfisti che sfidano onde alte quasi due metri e un’ampia costa con gruppi di persone riunite per il barbecue. L’isola di Maui? California, Australia? No, Londra. E’ ‘Venture Extreme’ (‘Avventura estremà), un innovativo progetto da 30 milioni di

Riporto per intero dal sito dell’ANSA una notizia che sinceramente mi lascia un po’ perplesso.

LONDRA – Surfisti che sfidano onde alte quasi due metri e un’ampia costa con gruppi di persone riunite per il barbecue. L’isola di Maui? California, Australia? No, Londra. E’ ‘Venture Extreme’ (‘Avventura estremà), un innovativo progetto da 30 milioni di euro che trasformerà la zona attorno a un molo sul Tamigi nell’est della capitale britannica in una spiaggia artificiale con tanto di palme, negozi, bar, ristoranti, ampi camminamenti di assi in legno e fuochi da bivacco in affitto. I lavori a Silverton Quays, nel quartiere di Tower Hamlets, cominceranno quest’anno per essere completati nel 2011. La prima ‘macchina fabbrica-onde’ artificiale all’aperto competerà con i litorali del Devon e della Cornovaglia, i luoghi nel sud dell’Inghilterra più frequentati dai 500mila sportivi del Regno Unito alla ricerca del cavallone perfetto.

Si calcola che almeno 60mila vivano a Londra, e l’impianto si propone di offrire proprio a questi ‘surfisti urbani’ l’occasione di usare le proprie tavole non solo nei weekend ma anche prima o dopo il lavoro, al posto della palestra. Il piano è frutto della creatività di Steve Jones, amante degli sport estremi e appassionato scalatore, canoista e surfista. I clienti pagheranno circa 45 euro per un’ora di surf, con l’opportunità di cavalcare 10 onde d’acqua dolce a testa, che continueranno ad avanzare gonfiandosi per oltre 100 metri dal molo alla costa. “L’esperienza è interamente artificiale, ma il divertimento é reale”, ha commentato Duncan Scott, 29enne presidente dell’associazione surfisti britannica.

“Alcuni poi credono che all’eccellenza nel surf si possa arrivare solo quando si replichi la stessa onda ancora e ancora, permettendo così di perfezionare manovre che si utilizzano poi per i cavalloni veri. Non rimpiazzerà il surf d’oceano, ma sarà un buon ripiego, specialmente se si deve prendere il rischio e guidare cinque ore da Londra alla Cornovaglia, per poi magari arrivare lì e trovare vento forte dal mare alla costa”. C’é però chi guarda con freddezza al progetto e lamenta la perdita dell’aspetto spirituale dello sport. “Questo non è fare surf se non nel senso più limitato del termine”, ha criticato Drew Kampion, co-direttore della rivista ‘The Surfer’s Path’. “Potrà replicare cavalloni reali e insegnare a cavalcare l’onda e a stare in equilibrio sulla tavola, ma il 90 per cento del surf è pagaiare a braccia tra gli elementi, inspirare gli ioni negativi nell’aria marina – e macchine fabbrica-onde non includono tutto questo”.

Il senso di questi progetti è ben definito mi sembra. A mio parere qui il surf centra ben poco, lo spirito d’avventura ancora meno. Questi progetti spacciati per favorire la diffusione e la pratica del surf o della vita da spiaggia hanno come unica prerogativa quella di incassare quanti più soldi possibile. Quarantacinque euro per dieci, e dico dieci, onde!??! Mah…