Operazione TERMINATOR, duro colpo alla ‘drangheta cosentina

E’ una notizia che fa gioire e preoccupare insieme quella degli arresti effettuati all’alba di ieri dalla DIA di Catanzaro e Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione TERMINATOR contro 14 soggetti che gestivano le estorsioni a Cosenza. C’è sicuramente gioia nell’apprendere che finalmente è stata fatta luce su diversi omicidi e, cosa ancora più importante, è stata

di luigi10



E’ una notizia che fa gioire e preoccupare insieme quella degli arresti effettuati all’alba di ieri dalla DIA di Catanzaro e Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione TERMINATOR contro 14 soggetti che gestivano le estorsioni a Cosenza. C’è sicuramente gioia nell’apprendere che finalmente è stata fatta luce su diversi omicidi e, cosa ancora più importante, è stata scardinata una pericolosa organizzazione che stringeva nella morsa delle estorsioni lo sviluppo imprenditoriale della zona, ma, nello stesso tempo, c’è forte preoccupazione nel prendere atto che un manipolo di soggetti, di cui alcuni già detenuti, continuino a inibire lo sviluppo del territorio, a vessare la popolazione e a gettare discredito per perseguire miraggi di gloria e potere essendo incapaci di ottenerli onestamente.

I reati contestati sono quelli di omicidio, estorsione e violazione della legge sulle armi, commessi con l’aggravante dell’appartenenza all’associazione mafiosa e gli omicidi addebitati al sodalizio sono:

quelli di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche della zona di Paola (Cosenza), e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità cosentina, uccisi rispettivamente il 24 agosto del 1999 e il 26 novembre del 1999, il primo a San Lucido (Cosenza) e il secondo a Cosenza. La ‘ndrangheta cosentina, in quegli anni, come hanno avuto modo di accertare gli investigatori della Dia di Catanzaro, dopo lo scompaginamento subito a seguito di diverse inchieste giudiziarie aveva avviato una complessa riorganizzazione interna, fatta di nuove alleanze e che richiedeva l’eliminazione fisica di quanti vi si opponevano.

C’e’ anche un’estorsione fatta ai danni di Antonio Longo, il costruttore ucciso il 26 marzo scorso mentre era alla guida della sua auto lungo la statale 280, negli atti dell’inchiesta che ha portato all’operazione Terminator, con l’arresto di 11 persone. E’ quanto e’ stato riferito nel corso della conferenza stampa fatta a Catanzaro dai magistrati della Dda e dagli investigatori della Dia per illustrare i particolari dell’operazione. Longo fu sottoposto ad estorsione tra il 2000 ed il 2001 dalle cosche capeggiate da Vincenzo Dedato, che all’epoca era il ”cassiere” della ‘ndrangheta cosentina e che e’ uno dei pentiti dell’inchiesta sfociata negli arresti della scorsa notte, e Domenico Cicero. La richiesta di denaro scatto’ nel momento in cui l’imprenditore ottenne l’appalto per i lavori di restauro del centro storico di Cosenza. Nell’inchiesta si fa anche riferimento all’omicidio di Sergio Perri e della moglie Silvana De Marco, uccisi a Rende (Cosenza) il 16 novembre del 2000. Perri era cognato di Vittorio Marchio, il presunto affiliato alla ‘ndrangheta ucciso sempre a Cosenza nel 1999.

Determinanti sono risultate le dichiarazioni di quattro collaboratori di Giustizia, tra cui Vincenzo De Dato, e delle risultanze emerse nel corso delle operazioni “Garden”, Tamburo”, “Squarcio” e “Nepetia”. Il dato allarmante deriva anche dall’aver compreso che, mentre si credeva di aver sgretolato le roccaforti mafiose nel cosentino con le citate operazioni degli anni passati, le cosche si erano già riorganizzate orientandosi:

“verso un modulo completamente nuovo”, cosi’ come ha evidenziato il procuratore Spagnuolo. “Un unico gruppo – ha aggiunto Spagnuolo – con una cosca federata, grazie a un accordo sancito in carcere con il beneplacito di tutte le cosche calabresi”. L’obiettivo della nuova organizzazione era quello delle grandi estorsioni, con i tentacoli criminali che sarebbero finiti sugli appalti per i lavori del centro storico di Cosenza, della galleria di Amantea sull’autostrada A3, delle opere di urbanizzazione della fascia tirrenica. Un meccanismo semplice per portare a termine le estorsioni, come ha spiegato il pm Luberto, attraverso il controllo dei subappalti e l’utilizzo di ditte legate alla criminalita’, con l’esclusione di quelle ritenute fuori dal giro delle cosche. A testimonianza del potere messo in atto dalla nuova organizzazione criminale, anche una lunga scia di sangue, scaturita dalla necessita’ di dare un segnale forte a chiunque potesse ostacolare in qualche modo gli interessi criminali.

Tra gli arrestati di spicco troviamo il boss Domenico Cicero, di 51 anni, presunto capo dell’omonima cosca di Cosenza, Luigi Muto (46), figlio del boss Francesco Muto, detto il “re del pesce” , capo-cosca di Cetraro; Mario Gatto, di 39 anni; Tommaso Gentile (50), Giacomino Guido (41), Domenico Andreoli (53), Guido Africano (42) Dino Posteraro (49); Angelo Colosso, di 34 anni, Walter Marsico (41) e Mario Scofano (48). Al termine dell’operazione risultano non eseguite tre misure poichè i destinatari si sono resi irreperibili.

Parole di soddisfazione per i risultati ottenuti sono state espresse dal Presidente della Regione, Agazio Loielo:

“Nella lotta contro la criminalita’ organizzata non bisogna avere pause e va dato atto alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di svolgere, con successo, un’incessante azione giudiziaria per dare sicurezza ai calabresi, come l’operazione ‘Terminator’ di oggi, che ha colpito duramente potenti clan cosentini”.

foto e notizie| calabrianotizie24

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