Intervista con Vladimir Luxuria: il Pigneto, l’aria che tira, e tutto quanto (ultima parte)

Mentre Douglas Adams si ribalta nella tomba e dai sepolcri si ode un suono di trottola, continuo, con l’ultima parte, della memorabile telefonata con Vladimir Luxuria. Tutto avviene mentre mi trovo in un centro Exodus dalle parti di Gallarate, a fianco di un ex galeotto identico a Ernest Hemingway negli ultimi anni di vita –


Mentre Douglas Adams si ribalta nella tomba e dai sepolcri si ode un suono di trottola, continuo, con l’ultima parte, della memorabile telefonata con Vladimir Luxuria. Tutto avviene mentre mi trovo in un centro Exodus dalle parti di Gallarate, a fianco di un ex galeotto identico a Ernest Hemingway negli ultimi anni di vita – me ne rendo conto verso la fine dell’intervista – e sono al cellulare con Mr Guadagno. L’incontro telefonico, ottenuto tra mille sbattimenti dal nostro valido fc, arriva in coincidenza con il peggior momento possibile.

Ora è il momento di parlare dell’aria che tira. Oggettivamente non buona. Mai visto un maggio giugno così umido in effetti, e alcuni sostengono che sia stata la sfiga portata da Al Gore quando è venuto in visita per lanciare Current Tv. Indimostrabile, ma affascinante come prospettiva. “E’ cambiato molto a Roma, era una città più aperta” mi spiega per telefono. Vladimir Luxuria, non Al Gore. Ora in effetti le aggressioni non si contano, anzi si perde il conto del numero di botte prese da minoranze assortite.

Da parte di altre minoranze. Chiaro. Minoranze sceme, ma è un altro discorso. Luxuria ha la stessa voce di uno che si è appena svegliato, nonostante siano le tre del pomeriggio. Io sudo come in una sauna finlandese, espellendo solo dai pori delle orecchie tutto il liquido in eccesso.