Giorgio Napolitano, un Presidente per tutte le stagioni… tranne questa

La lettera di Giorgio Napolitano: scelte impopolari o larghe intese?

di luca17



Sarà il caso di tornare un momento sulla figura del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, approfittando dell’occasione fornita dalla lettera da lui scritta ieri e già analizzata dal nostro Bruno Marino.

Partiamo dall’assunto della missiva stessa:

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee.

A voi cosa pare, se non l’ennesimo richiamo a un vecchio cavallo di battaglia del Capo di Stato, ovvero la necessità di procedere a cambi di rotta drastici mediante scelte impopolari?

Tutto molto condivisibile, no? Peccato che…

Nell’attuale, così critico momento il paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l’Europa, l’opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall’Italia.

Allora delle due l’una. O Napolitano vive sulle nuvole, nella rappresentazione vivente del Morfeo di grilliana memoria, o non ha capito che questo paese si chiama Italia. Ovvero, il luogo delle faide e della contrapposizione.

Scelte impopolari ma condivise da tutti. Che bello, in un mondo ideale di sogni in cui tutti pensano al bene comune. Nella realtà invece impopolare significa lacrime e sangue. Tagli di stipendi e privilegi a molte categorie. E Napolitano come pensa che reagiranno queste categorie? Festeggiando la ritrovata coesione delle forze sociali in un paese più povero ma finalmente unito?

Ci sarà sempre qualcuno che cavalcherà lo scontento, così come ci sarà sempre qualcuno che proclamerà uno sciopero generale, o che evocherà il ritorno al terrorismo e al sangue che scorre per le strade degli anni di piombo.

Se invece vogliamo continuare a raccontarci favole, ok. Allora scelte decise=larghe intese. E quando ci sveglieremo da quest’illusione sarà troppo tardi.

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