Delitto di Perugia, le motivazioni della sentenza: “Amanda ha sferrato il colpo di grazia”

Sono state rese note le motivazioni della condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito

di guido

Aggiornamento 30 aprile, ore 09.17 – In seguito alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza di condanna Amanda Knox, che vive negli Stati Uniti, ha pubblicato sul suo blog personale un post nel quale propone ai lettori il testo della sentenza, ribadendo la propria innocenza e quella di Raffaele Sollecito:

“Voglio ribadire oggi quanto detto nel corso del procedimento: siamo innocenti. Le recenti motivazioni della sentenza non cambiano la nostra innocenza. […] gli esperti hanno convenuto sul fatto che il mio DNA non era presente da nessuna parte nell’appartamento di Meredith mentre il DNA del vero assassino Rudy Guede è stato trovato ovunque […] le prove scientifiche confutano la teoria del multiplo assalitore. […] ciascuno dei presunti moventi è stato abbandonato dal pubblico ministero o dal giudice. Come i precedenti “motivi”, l’ultimo “movente” descritto nella motivazione alla sentenza, non è supportato da alcuna prova credibile o logica. Semplicemente non c’è fondamento per questa ultima teoria. Io ora voglio concentrarmi sul ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione italiana. Rimango fiduciosa che i giudici italiani riconosceranno ancora una volta la mia innocenza e quella di Raffaele.”

scrive Amanda, ribadendo dunque l’ipotesi di colpevolezza totalmente a carico di Guede. La posizione di Amanda Knox è diametralmente opposta a quella scritta nero su bianco sulla sentenza d’Appello:

“Ad un certo punto della sera gli eventi precipitarono; la ragazza inglese venne aggredita da Amanda Marie Knox, da Raffaele Sollecito, il quale spalleggiava la propria ragazza, e da Rudy Hermann Guede, e costretta all’interno della propria camera ove avvennero le fasi finali dell’aggressione e dell’accoltellamento.”

L’accusa ad Amanda Knox è di avere accoltellato lei stessa, alla gola, la ragazza inglese.

Delitto di Perugia, le motivazioni della sentenza: “Amanda ha sferrato il colpo di grazia”

Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza di condanna contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito nel processo di appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher, uccisa a Perugia il 1°novembre 2007. Motivazioni in cui i magistrati mettono nero su bianco alcuni aspetti del delitto emersi dal procedimento ma finora mai espressi con chiarezza. Tra questi, il fatto che a sferrare il colpo di grazia a Meredith fu Amanda, con un fendente alla gola usando il coltello sequestrato a casa di Sollecito.

Lo scrive il presidente della Corte d’appello di Firenze Alessandro Nencini nelle oltre 330 pagine in cui la Corte ripercorre il giudizio di appello bis e spiega la condanna. Il coltello “non è incompatibile” con la ferita riportata da Meredith, ma soprattutto

ciò che conta è la disponibilità dell’arma da parte degli imputati, la sua concreta trasportabilità da un’abitazione all’altra, la sua compatibilità con l’evento lesivo e la presenza del Dna di Meredith sulla lama del coltello

Quanto basta a far dire ai giudici che quella è l’arma con cui è stato sferrato il colpo mortale alla ragazza.

Ma è soprattutto sulla dinamica e il movente dell’omicidio che la sentenza cerca di fare chiarezza. Finora si era spesso parlato di una serata a base di rapporti di gruppo finiti male, ora invece la corte spiega che alla base del delitto non c’è stato il sesso ma una lite, sfociata nel delitto in una “escalation di aggressività” cui hanno partecipato Sollecito, Amanda e Rudy Guede – condannato in via definitiva a 16 anni – la cui presenza sulla scena del delitto viene ritenuta pressoché certa.

Alla base dell’omicidio ci sarebbe stato un diverbio tra Amanda e Meredith, sfociato poi in un tentativo di violenza nei confronti della giovane inglese, che sarebbe stata immobilizzata dagli altri tre e impossibilitata a reagire, mentre per Amanda e Raffaele c’era “una volontà di prevaricazione e di umiliazione nei confronti della ragazza inglese”. Da qui poi l’utilizzo dei coltelli e infine il delitto. Bocciata quindi la tesi difensiva dei due imputati che scaricavano tutta la responsabilità su Guede.

Meredith Cassazione

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