Pirate party – Il partito dei pirati approda in Italia

I primi manifesti del partito dei pirati a Milano, il 31 ottobre 2011

di


Milano, 31 ottobre 2011. No, quelle col Jolly Roger non sono le locandine di una festa di Halloween all’Hollywood. E quel «Tutto il potere al popolo sovrano» non è una battuta a doppio senso: sono veramente i manifesti del Pirate Party, il Partito dei Pirati.

Ne avrete sicuramente sentito parlare, in seguito alle elezioni della Città-Stato di Berlino: 9% dei voti, 15 deputati in parlamento nel mese di settembre 2011; oppure dopo le europee del 2009 (2 eurodeputati in Svezia). Fatto sta che i “partiti pirati” sono operativi in una sessantina di paesi nel mondo. Ma come nascono? Cosa sono? Cosa vogliono?

Nascita e manifesto del Pirate Party

Il primo “partito pirata” a nascere è quello svedese: Piratparitet, fondato nel 2006. Per occuparsi, fondamentalmente, di una proposta di riforma delle leggi che riguardano il copyright e i brevetti, ma anche un supporto alla lotta sul diritto alla privacy (sul web e nella vita quotidiana) e per la trasparenza nell’amministrazione dello stato. La scelta è stata di collocarsi in maniera indipendente rispetto alla tradizionale divisione destra/sinistra (un po’ come i grillini, in sostanza, con la differenza, però, che il Pirate party ha un’agenda politica ben precisa e si focalizza su pochi obiettivi concreti, senza pretese di governo).

Ecco i punti del manifesto del Pirate Party:

* Golbamente: Promozione di una legislazione globale che faciliti la “società dell’informazione”;
* Sul copyright: Riforma del copyright, che attualmente è sbilanciato a favore di chi può garantire uno sfruttamento commerciale del materiale protetto da copyright;
* Sui brevetti: «I monopoli privatizzati sono uno dei peggiori nemici della società». Secondo i “pirati” i brevetti sono obsoleti e dovrebbero essere aboliti. Hanno proposto, per quanto riguarda i brevetti farmaceutici, un aumento del supporto governativo per la ricerca e lo sviloppo.
* Sulla privacy: tutte le leggi che limitano il diritto alla privacy vanno combattute con forza. Anche quelle anti-terrorismo, che vengono utilizzate per il controllo e la repressione.

In Italia

In Italia, il portavoce del Partito Pirata è Marco Manuel Marsili, direttore de La Voce d’Italia. Quella che segue è la dichiarazione della discesa in campo. La sensazione è che, nel nostro Paese, il partito si sia trasformato nell’ennesima espressione dell’antipolitica.

E’ stata diramata sul sito ufficiale del Pirate party italiano il 22 ottobre 2011.

Il Partito Pirata, presente attualmente in 61 paesi, annuncia la partecipazione alle prossime elezioni politiche.
La delegittimazione dell’intera classe dirigente, che ha portato l’Italia sull’orlo del fallimento, impone un radicale cambio alla guida del Paese. Il Partito Pirata è un movimento magmatico che si propone di riscrivere i rapporti tra Stato e cittadini, per rimettere tutto il potere nelle mani del Popolo sovrano tramite strumenti tecnologici, oggi disponibili, che ripristino la democrazia diretta.
L’istituto della democrazia rappresentativa è fallito, ed il Parlamento non rappresenta più il Paese reale, e nemmeno quello ‘legale’: è un coacervo di affaristi interessati solo a fare il ‘sacco dello Stato’ e non il Bene comune. Tra le nostre proposte per ridare credibilità ad un Parlamento, che vogliamo monocamerale e ridotto numericamente, l’abolizione dell’autorizzazione a procedere per l’arresto e del voto segreto, nonché del vitalizio e di ogni altro privilegio dei politici.
E’ giunto il momento che le scelte politiche ed economiche non vengano più delegate a questa classe dirigente, politica e imprenditoriale, che ha portato il Paese allo sfascio; è giunto il momento di riscrivere i rapporti sociali ed economici, e il Partito Pirata si prefigge di raggiungere questo obiettivo attraverso un programma radicale, pubblicato sul sito Internet pirateparty.it. Parteciperemo alle prossime elezioni politiche per dare ai cittadini la possibilità di rompere con il passato e con la vecchia politica collusa con gli affari e la finanza, e ci aspettiamo sull’onda del successo degli altri Partiti Pirata in Europa, e della protesta degli ‘indignati’, di avere i numeri per una rivoluzione legale e non violenta.

Insomma, è evidente che i Pirati siano, in qualche modo, una fotocopia del Movimento Cinque Stelle. Tuttavia hanno la patente da pirata, essendosi inseriti all’interno della federazione internazionale. E’ chiaro che ogni realtà adatterà le proprie istanze alla situazione locale, ma qui sembra che una buona idea rischi in qualche modo di debordare e accostarsi a tutte le voci qualunquiste dell’ora basta.

Le prime iniziative e la linea politica

Come si evince dal loro sito, i “pirati” italiani appoggiano i No Tav. Stigmatizzano il finanziamento pubblico ai giornali di partito e ai giornali in generale. Chiedono che l’Italia non recepisca la direttiva dell’Unione Europea che aumenta il periodo di tutela dei diritti di un’opera da 50 a 70 anni. Sono genericamente contrari alle grandi opere, sostenendo piuttosto l’investimento in piccole infrastrutture. Sostengono i tagli ai costi della politica.

Domani, 2 novembre, i pirati faranno la loro prima iniziativa pubblica. A Rozzano.