Thyssen, oggi la sentenza della Cassazione

Ultimo atto del processo per il rogo del 2007

di guido

Rogo della ThyssenKrupp, ultimo atto. A sette anni dal rogo in cui persero la vita sette operai, la Cassazione da stamattina è chiamata a decidere la sorte dei sei imputati, che nel processo d’appello del 2013 si sono visti ridurre le pene tra gli 8 e i 10 anni di reclusione. Pene che, se confermate dalla Cassazione, apriranno le porte del carcere ai dirigenti della multinazionale accusati di omicidio colposo.

Carcere che però eviteranno almeno per ora i vertici stranieri delle acciaierie: per Harald Espenhahn, l’ad della Thyssen Italia, e Gerald Priegnitz, consigliere delegato, bisognerà nel caso avviare la procedura di estradizione. Quel 6 dicembre 2007 il rogo nello stabilimento di Torino costò la vita a sette operai, Giuseppe Demasi, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Rocco Marzo, Angelo Laurino e Roberto Scola, vittime di una fiammata improvvisa sulla linea cinque che causò ustioni gravissime e una lunga agonia.

In primo grado il tribunale di Torino aveva emesso condanne altissime, su tutte 16 anni e mezzo per Hespenhahn. In Appello la Corte decise di abbassare le pene per “blindare” la sentenza in vista della Cassazione, così Hespenhahn si vide ridurre la condanna a 10 anni, mentre i consiglieri delegati Gerald Priegnitz e Marco Pucci se la cavarono con 7 anni. Per gli altri, il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, il responsabile dell’area tecnica Daniele Moroni e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, la richiesta è stata tra gli otto e i nove anni.

La sentenza della Cassazione potrebbe fare giurisprudenza perché per la prima volta potrebbe mettere in chiaro le differenze tra i concetti di “dolo” e “colpa”. Il processo ha infatti puntato sul dolo nel campo delle morti sul lavoro, utilizzando un modo diverso di trattare l’omicidio colposo, di fatto istituendo un trattamento diverso rispetto, per esempio, all’omicidio colposo negli incidenti stradali.

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