La condanna di Carlo Ruta e le motivazioni della sentenza: i blog diverranno stampa clandestina?

Carlo Ruta è un giornalista e storico siciliano. L’8 maggio scorso è stato condannato dal Giudice penale monocratico Patricia Di Marco, su querela del Procuratore Agostino Fera, per il reato di stampa clandestina, previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1947 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la

di fabio



Carlo Ruta è un giornalista e storico siciliano. L’8 maggio scorso è stato condannato dal Giudice penale monocratico Patricia Di Marco, su querela del Procuratore Agostino Fera, per il reato di stampa clandestina, previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1947 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale come previsto dall’art.5 della succitata legge. Ruta è stato condannato al pagamento di una pena pecuniaria di 150 euro (ridotta con le attenuanti generiche) più il pagamento delle spese processuali che ammontano a 5000 euro.

AccadeInSicilia (visibile su WebArchive) era un blog, o come ha voluto definirlo lo stesso Ruta in sede processuale un “diario di documentazione civile”, e la sentenza apre un pericoloso precedente tramite il quale tutti i blog aggiornati periodicamente, seguendo tale interpretazione, potrebbero venire equiparati a dei giornali. Quindi clandestini, se fanno informazione.

In questi giorni sono state rese pubbliche le motivazioni della contraddittoria sentenza – disponibile per la lettura integrale su Penale.it grazie a Daniele Minotti – a cui vanno aggiunti questi altri documenti ed è quantomeno impossibile analizzarla nel breve spazio di un articolo. La questione portante delle motivazioni verte sulla “periodicità” delle pubblicazioni di Ruta, che non ha però precisa cadenza giornaliera o settimanale come dimostrano questi dati usati anche in sede processuale.

Dunque la periodicità risulta un fattore aleatorio: quanti blog riportano informazioni o commentano notizie di cronaca con cadenza quotidiana? Si chiede la stessa cosa anche La Privata Repubblica in una prima analisi della sentenza affermando:

se per periodicità, frettolosamente liquidata dal Tribunale in poche righe, si intende qualsiasi momento temporale, allora tutti i siti ed i blog d’informazione sono fuorilegge.

I motivi dietro la condanna – e le condanne – sono però ben altri.

Come si può leggere da questa intervista di Carlo Ruta su Peacelink i motivi della condanna e del clima persecutorio attorno al giornalista ragusano vanno ben oltre il cavillo di un blog-non blog o una testata clandestina, ci sono le inchieste che raccontano le omissioni della procura di Ragusa sul “caso Spampinato” ed altri che andavano a colpire proprio quel magistrato di Ragusa, Agostino Fera, autore della querela. E non è un caso. Un precedente del genere rende ancora più irrespirabile l’aria che si sta addensando attorno alla Rete, col tentativo di intimorire tutti coloro che tramite internet vogliono esprimere il proprio diritto alla libertà d’espressione sancito dall’Art.21 della Costituzione e credevano di aver trovato un luogo libero dalla burocrazia e dalla farraginosa macchina legislativa italiana.

Via | Modica.info

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