Roma arDente: Terrazza Margutta in centro storico

Sebbene quelle estive siano ormai un ricordo che sta sbiadendo, sa proprio di Vacanze romane questo delizioso ristorantino nel cuore romantico della Capitale, il cui ‘giardino segreto’ ha le sembianze di una terrazza, all’aria aperta d’estate e riscaldata d’inverno, che si affaccia sui tetti della città e, più in basso, sulla penombra suggestiva dei vicoletti


Sebbene quelle estive siano ormai un ricordo che sta sbiadendo, sa proprio di Vacanze romane questo delizioso ristorantino nel cuore romantico della Capitale, il cui ‘giardino segreto’ ha le sembianze di una terrazza, all’aria aperta d’estate e riscaldata d’inverno, che si affaccia sui tetti della città e, più in basso, sulla penombra suggestiva dei vicoletti che il centro storico di Roma ci regala al calar del sole.

Per chi soffrisse di vertigini ci sono anche tavolini sulla strada e per chi, invece, patisse in modo particolare il freddo, ecco le semplici, forse un po’ spoglie, sale interne di Terrazza Margutta, ristorante, ma soprattutto champagneria (unico caso a Roma, credo) arrampicata in un palazzo d’epoca a un angolo di via del Babuino.

Infatti, oltre a un’ottima cena di cui parleremo tra poco, qui, in un’atmosfera magica che è impossibile raccontare ma si può solo vivere, potrete anche sedervi nell’appagamento dei sensi e degustare le più pregiate qualità di bollicine, come ‘Grand Cru’, ‘Premier Cru’ e ‘Rose’.

Prima di tuffarvi nel viaggio più frizzante che ci sia, però, consiglio di mettere qualcosa di solido nello stomaco… preferibilmente a base di pesce. Noi l’abbiamo fatto partendo da una rivisitazione del romanesco tortino di alici e scarola impreziosito da alcuni spicchi d’arancia e da un trionfo di polpo croccante servito su una vellutata di patate che ha mandato il palato letteralmente in visibilio.

L’attesa, peraltro breve, dei primi, è resa piacevole dalla brezza serale della prima ottobrata romana, che sulla terrazza animata dal candore delle tovaglie, dal rosso accogliente del cotto e dalle forme sinuose del ferro battuto, soffia leggera, spazzando via anche i rumori e i brusii della città che da quassù appare lontanissima, e dai calici successivi di un vermentino ghiacciato.

In tavola arriva poi un deciso spaghetto di Gragnano condito da crema di zucchine, vongole e cubetti di pane soffritto e un intramontabile pacchero al sugo di scoglio giunto, ahimè, un po’ freddino già dalla cucina. Per secondo si divide un guazzetto di crostacei con gamberoni all’aglio e prezzemolo particolarmente grossi e succosi. Senza dessert per la dieta, ma con un buon decaffeinato, il conto ammonta a un centinaio di euro in due. Ma ricordate che ci sono luoghi in cui l’atmosfera non ha prezzo.

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