Ore 12 – Veltroni, ma dove vai?

Sbanda, il Partito democratico. Peggio: il partito, nella sua liquidità ribollente, è a rischio “evaporazione”. Da lì alla dissoluzione, il passo è breve. E la causa della instabilità permanente, dei nuovi sussulti, non è (solo) la collocazione nel Parlamento europeo. La questione vera è che i nodi vengono al pettine. E i nodi veri, quelli

Sbanda, il Partito democratico. Peggio: il partito, nella sua liquidità ribollente, è a rischio “evaporazione”. Da lì alla dissoluzione, il passo è breve. E la causa della instabilità permanente, dei nuovi sussulti, non è (solo) la collocazione nel Parlamento europeo.

La questione vera è che i nodi vengono al pettine. E i nodi veri, quelli emersi dalla sconfitta del 13 aprile, il Pd non ne ha sciolto nemmeno uno. La leadership del partito non è stata capace (non ha voluto o non ha potuto) di andare alla “radice” dell’errore: Veltroni era candidato alla guida del governo e non alla costruzione del partito.

Il partito (Lenin dixit) è lo strumento non l’obiettivo. Bluffare su questo, per timore che possa andare anche peggio, ha portato all’attuale conformismo, all’attuale indecisione, all’attuale incapacità di fare opposizione.

Il Pd non sta facendo politica. Subisce ogni giorno i colpi di Berlusconi. E l’uno (il Cavaliere) avanza ancora nei consensi. E l’altro (Veltroni) scende. Liquidata l’Unione, liquidato l’Ulivo, liquidato Prodi è seguito il “nulla”.

Peggio: la ricostruzione delle correnti e delle sotto correnti. Rinascita di gruppi e di sottogruppi. Chiusi. Per questioni di organigrammi interni, altro che “identità”, strategia, tattica. Questioni di potere. Un partito trasformato in una confederazione di potentati, vicerè, feudatari, vassalli, valvassori e valvassini. Punto.

L’elettorato del Pd è disorientato e demotivato. E’ così che la Lega di Bossi sta scendendo al Centro, anche in Emilia Romagna, in Toscana, in Umbria, nelle Marche. “Fare finta – come chiosa Parisi – che il Pd abbia conseguito tutti gli obiettivi, tranne la vittoria, è il modo migliore per preparare una nuova sconfitta”.

Sì, tempo un anno. Anzi meno. Dalle europee, senza una svolta decisa e immediata, arriverà il colpo numero due. Quello da cui sarà difficile rialzarsi. Tanto Walter, il biglietto per l’Africa ce l’ha sempre in tasca.