Equitalia arresti e perquisizioni: società pagavano mazzette per evitare il fallimento

Tra le persone in manette c’è un funzionario di Equitalia Sud insieme a sua moglie. Il danno per lo Stato è già stimato a 17 milioni di euro, ma presumibilmente sarà più alto.

Risveglio brusco per Equitalia. Il Nucleo valutario della Guardia di Finanza ha infatti iniziato questa mattina una serie di perquisizioni, più di una ventina, e ha arrestato otto persone con l’accusa di aver intascato mazzette per il buon esito delle verifiche fiscali. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto di Roma Nelio Rossi e dai sostituti Francesca Loy e Stefano Fava.

Manette ai polsi per il funzionario di Equitalia Sud, Salvatore Fedele, sua moglie e alcuni imprenditori e commercialisti. Perquisizioni a carico del direttore di Equitalia del Lazio, Alessandro Migliaccio, e di quello della Calabria, Giovanbattista Sabia. I reati contestati sono corruzione, concussione, bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e riciclaggio.

Secondo gli investigatori, guidati dal generale Giuseppe Bottillo, i dirigenti di alcune società pagavano ai funzionari dell’agenzia di riscossione tra i 3 mila e i 10 mila euro per ottenere dilazioni del debito con Equitalia; dopo aver saldato le prime due rate, interrompevano i versamenti. Così non incorrevano nella procedura di fallimenti, senza però pagare quanto dovuto all’Erario.

Il danno accertato ammonta a 17 milioni di euro, ma gli specialisti delle fiamme gialle hanno appena iniziato la stima, verosimilmente superiore. Sono centinaia le posizioni che ancora devono essere esaminate, c’è il sospetto che oltre alla società, lo stesso meccanismo venisse adottato da alcune persone fisiche. Da privati, insomma. Che ricevevano un trattamento di favore in cambio di mazzette vere e proprie.