Mafia, Trapani: DIA confisca beni per 15 milioni a imprenditore deceduto

Ignazio Miceli è morto quattro anni fa.

La Direzione Investigativa Antimafia di Trapani stamattina ha confiscato beni per oltre 15 milioni di euro agli eredi dell’imprenditore marsalese Ignazio Miceli deceduto nel 2010. L’uomo era a capo di un’azienda leader nel trasporto di prodotti ortofrutticoli nei mercati del Sud Italia.

Ad emettere il provvedimento patrimoniale è stata la sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani dopo il sequestro preventivo dei beni dell’imprenditore proposto a suo tempo del direttore della DIA. Gli investigatori parlano di un accordo tra il clan di camorra casertano dei Casalesi e Cosa Nostra per gestire insieme il giro d’affari dei più importanti mercati ortofrutticoli del Sud, monopolizzando il settore dei trasporti dei prodotti ortofrutticoli tra la Sicilia e la Campania.

La confisca dei beni ricondotti a Miceli riguarda il capitale sociale e il compendio aziendale della A.F.M. Trasporti srl, della Euro frigo Marsala società cooperativa, della A.F.M. Autofrigo Marsala società cooperativa. Confiscati anche 2 terreni, 53 tra automezzi commerciali e rimorchi e 8 rapporti finanziari.

Miceli finì in manette nel 2003 nell’operazione Progetto Peronospera a seguito delle dichiarazioni del pentito di mafia Mariano Concetto. In primo primo grado l’imprenditore venne condannato a 6 anni e 8 mesi, ma fu assolto in appello nel 2008.

Secondo le indagini delle DIA la A.F.M. Trasporti aveva allargato il suo raggio d’azione nei mercati del Sud Italia anche grazie all’interessamento mafioso della fazione Schiavone del clan camorristico dei Casalesi che avrebbe stretto un’alleanza direttamente con il fratello di Totò Riina, Gaetano.

Dell’accordo avrebbe beneficiato, e alla grande, Miceli. L’attività investigativa sul patto mafia-camorra è già sfociata in un provvedimento di sequestro di beni e attività per circa 250 milioni presso il mercato ortofrutticolo di Palermo.

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