Caso Roberto Berardi: si intravede la speranza di grazia

Il Presidente guineiano Obiang manifesta la sua intenzione a graziare l’italiano detenuto nel Paese africano, ma è già successo in passato. Si apre uno spiraglio per la liberazione di Roberto Berardi?

Sembra aprirsi uno spiraglio nella drammatica vicenda di Roberto Berardi, l’imprenditore italiano incarcerato dal 19 gennaio 2013 dopo un processo sommario in Guinea Equatoriale, reo di avere denunciato Teodorin Obiang, ministro e figlio del Presidente Teodoro Obiang.

La notizia, giunta ieri da Bruxelles, riferisce di una possibilità aperta dal Presidente Teorodo Obiang Nguema Mbasogo, che ha incontrato a Bruxelles il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani, al quale avrebbe riferito l’intenzione di concedere la grazia all’imprenditore.

“Il presidente mi ha annunciato l’imminente liberazione per motivi umanitari”

ha affermato ieri Tajani; un fatto che, se mai avverrà, rappresenterà la rocambolesca conclusione di una vicenda grottescamente drammatica. L’incontro tra i due è avvenuto a margine della visita del Presidente africano a Bruxelles per il vertice dei capi di Stato Ue/Africa: Tajani gli ha sottoposto la questione della detenzione di Berardi ed Obiang avrebbe mostrato tutte le sue buone intenzioni, attuabili dopo la definizione di alcuni non meglio precisati “dettagli”.

Precedentemente Obiang era stato a Madrid, il 30 e 31 marzo scorso, per i funerali di Afolfo Suarez e l’accoglienza riservatagli dai cittadini spagnoli non era stata delle migliori (la Guinea è stata una colonia spagnola ed oggi è uno dei paesi meno democratici del continente africano).

Leggi la storia di Roberto Berardi

Tuttavia i dubbi di chi segue il caso, tra cui Crimeblog, sono cocenti: già in passato il Presidente Obiang aveva firmato l’atto che concedeva la grazia a Berardi, ma quel documento fu strappato dal figlio Teodorin, che nei confronti di Berardi nutre sentimenti personali di astio e vendetta. Un’altra volta allo stesso Berardi era stata offerta la grazia, con l’atto già firmato mostrato all’imprenditore in carcere: gli sarebbe stata consegnata solo in seguito ad una sua firma su un altro documento, in cui Berardi avrebbe dovuto ammettere le sue colpe e ritrattare le accuse al figlio di Obiang.

La storia che racconta di come l’imprenditore italiano sia finito in carcere, che vi raccontammo a suo tempo, comincia verso la fine del 2012, quando Berardi viene a conoscenza di un’indagine negli Stati Uniti a carico di Teodorin per riciclaggio di denaro mediante l’apertura di conti correnti a nome della loro società in Guinea.

Gli stravizi di Teodorin (auto di lusso, ville, yacht ed oggetti da collezione, come il guanto del tour “Bad” di Michael Jackson) e la sua natura autoritaria portarono la polizia guineiana alla residenza di Berardi il 19 gennaio dello scorso anno. Dopo 21 giorni di violenze e torture l’imprenditore fu trasferito nel carcere di Bata, dal quale non è più uscito.

Con 15-20 kg in meno, la malaria che va e torna e condizioni di detenzione inumane, Berardi dalla Guinea riesce a lanciare appelli alla famiglia ed all’opinione pubblica grazie ad un telefono cellulare che saltuariamente gli viene consegnato da alcuni carcerieri (utile anche per scattare alcune foto del suo corpo, mortificato dalla fame, dalla malattia e dalle botte).

Durante i quattordici mesi di detenzione Roberto Berardi è stato picchiato, umiliato, messo in isolamento, gli sono state negate persino le visite del suo avvocato e di funzionari diplomatici. Ai familiari è stato negato il visto per poter raggiungere il loro congiunto.