Josefa Idem nella bufera per l’evasione fiscale: “Ero un’atleta inconsapevole”

Il ministro Idem: «Mi scuso per irregolarità, sanerò ogni cosa. Sono onesta e non mi dimetterò»

Solo due mesi fa Josefa Idem veniva nominata nuovo ministro delle Pari Opportunità, dello Sport e delle Politiche Giovanili nel governo Letta. Un’investitura prestigiosa per una donna di sport ammirata da persone di varie generazioni di un paese intero, simbolo del sacrificio, della professionalità e anche di quella percezione di rettitudine che traspariva quando inquadravano il suo volto affaticato di ultraquarantenne, al termine di ogni gara. In questi giorni la gara di Josefa Idem è un’altra, molto più insidiosa perché non ci saranno né vincitori e né vinti.

Si tratta di restaurare la propria immagine e di regolare la propria posizione con il Fisco Italiano. La residenza fittizia in una palestra della frazione ravennate Santerno, a poca distanza dalla casa del marito che le ha permesso di non pagare l’Ici dal 2008 al 2011, fruendo dell’esenzione per la prima casa prevista dalla legge, è una macchia ancor più scura perché si materializza in un periodo storico e sociale difficile per l’Italia. Il 5 giugno scorso la Idem ha avuto un “ravvedimento operoso”, versando all’Agenzia delle entrate quanto dovuto. Nella palestra, c’è anche un’ipotesi di abuso edilizio: l’edificio in questione, infatti, sarebbe stato interamente accatastato come abitazione, mentre al piano terra è adibito a palestra.

Nel mirino è finito anche il pagamento dei contributi pensionistici per il periodo di 11 mesi (fra il 2006 e il 2007) in cui la Idem è stata assessore comunale. Secondo un’interpellanza in consiglio comunale l’olimpionica sarebbe stata assunta “virtualmente”, per dieci giornate di lavoro, dall’associazione Kajak presieduta dal marito. Questo avrebbe consentito di farle prendere l’aspettativa e iscrivere a carico del Comune i contributi pensionistici. La Idem si difende con le unghie e con i denti e sottolinea come gli insulti (beceri, quelli di Borghezio), le hanno fatto male:

“Ho aspettato a parlare perché intervengo su fatti concreti e non su chiacchiere. Le parole vanno usate con cognizione di causa e responsabilita’. Questa volte sono state pietre scagliate contro di me con inaudita violenza. Mi hanno dato della ladra e della puttana. Hanno scritto ‘Sefi la furbetta dell’Imu’. Sefi mi possono chiamare gli amici, non chi mi vuole denigrare”.

La Idem ha poi elencato i suoi risultati a livello sportivo per l’Italia nella sua lunga e gloriosa carriera e ha sottolineato come il disguido sia nato perché il mestiere di atleta 24 ore su 24 non le ha permesso di esaminare conti e pagamenti, delegati ad altre persone:

“Ho vinto più di 30 medaglie per l’Italia, ho partecipato a 8 Olimpiadi, ho fatto due figli, mi sono data all’attività politica per promuovere i diritti delle donne e per difendere lo sport. Ho imparato tanto durante i miei anni di impegno sportivo, ma non a fare la commercialista o la geometra o l’ingegnera. Ho delegato tutte le mie questioni fiscali e amministrative e avevo chiesto ai miei collaboratori che tutto fosse fatto a regola d’arte e secondo la legge. Per come ho ricostruito la vicenda, ci sono state alcune irregolarità, me ne scuso, me ne assumo le responsabilità e sanerò quel che c’é da sanare. La mia intenzione è continuare a impegnarmi per il bene del nostro Paese, non ho intenzione di dimettermi. L’Italia è un paese plurale, ci sono tante persone che hanno chiesto le mie dimissioni ma ci sono anche tante persone, e sono veramente tante, che mi hanno detto di continuare, di non darla vinta a una montatura mediatica. E io intendo continuare, per non tradire la fiducia di quelle persone che contano sul mio contributo”.