Stretta sulle intercettazioni: come ammazzare un’indagine

Oh, certo: Andreotti frequentava l’ala moderata della mafia. L’ala moderata: sono quelli che sciolgono le vittime nel chinottoCosì Daniele Luttazzi commenta sul suo blog l’assoluzione di Andreotti, e tutto quello che ne consegue. Le telefonate urlate della Bongiorno, l’assoluzione mediatica – e la prescrizione giudiziaria – e tutto quanto. Va da sè che il tema


Oh, certo: Andreotti frequentava l’ala moderata della mafia. L’ala moderata: sono quelli che sciolgono le vittime nel chinotto

Così Daniele Luttazzi commenta sul suo blog l’assoluzione di Andreotti, e tutto quello che ne consegue. Le telefonate urlate della Bongiorno, l’assoluzione mediatica – e la prescrizione giudiziaria – e tutto quanto. Va da sè che il tema di questi giorni è quello delle intercettazioni però, più che quello dei pentiti. Strumenti questi ultimi, comunque fondamentali per qualunque indagine che riguardi grosse organizzazioni criminali, come qualunque pm dotato di buon senso vi potrà confermare. Dopo il salto potete leggere un pezzo, uscito qualche tempo fa su L’Unità, e ripreso in questo forum, che mi trova perfettamente d’accordo: qui il primo punto, dopo il salto il resto

1)”In Italia si intercettano un milione e mezzo di persone all’anno”. Falso. I dati ufficiali parlano di 181 mila decreti d’intercettazione ogni 5 anni: 36.200 all’anno. Pari al 0.63 ogni 100 abitanti (contro lo 0.62 dell’Olanda e cifre simili del resto d’Europa). Avendo ogni decreto una media di 2.6 obiettivi, risulterebbero 1.63 italiani intercettati ogni 100 (470 mila in tutto), ma la cifra scende abbondantemente sotto l’1 per cento (meno di 300 mila) visto che i decreti si ripetono a carico della stessa persona. E nessun altro paese ha 4 regioni in mano alle mafie, né conosce tassi di corruzione pari ai nostri. E poi le intercettazioni, in Italia, possono disporle solo i giudici; negli altri paesi anche e soprattutto le polizie e i servizi segreti (negli Usa persino la Sec), senz’alcun controllo. Da noi nessuna intercettazione sfugge alla statistica, altrove invece il grosso dei controlli rimane clandestino. Nel 2003 la Corte Federale risulta aver autorizzato in tutti gli Stati Uniti la miseria di 5 intercettazioni per armi, 9 per corruzione, 6 per estorsione…

2) Le intercettazioni “sono una grave violazione della privacy”. Altra plateale sciocchezza, visto che la legge sulla privacy prevede una deroga “per fini di giustizia”: cioè nei casi in cui il giudice decida che il diritto alla privacy cede il passo al superiore dovere di scoprire gli autori dei reati, dare giustizia alle vittime e tutelare la sicurezza della collettività. Violazioni della privacy sono invece le intercettazioni prive del controllo di un giudice: tipo quelle autorizzate dalla Presidenza del Consiglio previste, indiscriminatamente e incontrollatamente, all’orribile decreto antiterrorismo varato in estate dal governo.

3) “Questa legge era attesa da una grandissima maggioranza degli italiani”. Nel paese della crescita zero, della recessione, degli scandali, della censura, dei treni alle zecche e degli aerei senza carburante, alzi la mano chi ha mai sentito qualcuno preoccupato per le intercettazioni. Salvo, si capisce, i delinquenti. Secondo i dati ufficiali, il 70% delle intercettazioni è per traffico di droga. Per fortuna i narcos non sono ancora la maggioranza della popolazione. Ma che gente frequenta, il nostro premier?.

4) “Io al governo non ho mai intercettato un oppositore, mai mandato la Guardia di Finanza a nessuno, mai messo le mani in tasca a nessuno, mai insultato nessuno”. Sull’ultima parte, Martin Schulz, Biagi, Santoro, Luttazzi e tanti altri, giù giù fino alla signora di Rimini apostrofata come “faccia di merda”, avrebbero parecchio da obiettare. Quanto al resto, non s’è mai visto un premier che va in tv a vantare, fra i meriti del suo governo, di non aver derubato, spiato o diffamato gli oppositori. Anche perché si potrebbe dedurne che ci aveva pensato, ma poi qualcuno l’ha dissuaso, spiegandogli che sarebbe finito in galera.

5) “Basta violazioni del segreto”. Il segreto investigativo non è mai stato violato dalle cronache sul caso Fazio. In compenso c’è qualcuno che da tre anni pretende dai pm Boccassini e Colombo che gli mostrino un fascicolo d’indagine coperto, quello sì, dal segreto. Quel qualcuno si chiama Previti. Il quale, non ottenendo soddisfazione, fa perseguitare dall’apposito Castelli i due pm con ispezioni, azioni disciplinari, attacchi a mezzo stampa per un delitto gravissimo: rifiutarsi di violare il segreto.