Ore 12 – Berlusconi sì, Berlusconi no. Si sfoglia la margherita. E i “nodi” politici veri?

Paese anomalo, il nostro, specie in politica. Nel gorgo profondo di una crisi economica ma non solo economica, il “palazzo”incentra il confronto-scontro o sul gossip più rivoltante o sul piccolo cabotaggio. Da una parte, Berlusconi e il centrodestra, in evidente crisi di leadership e di consensi, sono trincerati nei fortilizi del potere e non hanno

Paese anomalo, il nostro, specie in politica. Nel gorgo profondo di una crisi economica ma non solo economica, il “palazzo”incentra il confronto-scontro o sul gossip più rivoltante o sul piccolo cabotaggio.

Da una parte, Berlusconi e il centrodestra, in evidente crisi di leadership e di consensi, sono trincerati nei fortilizi del potere e non hanno nessuna intenzione di prendere atto della loro debacle. Dall’altra parte, le opposizioni, Pd e Udc in testa, pensano solo a come trarre vantaggio dalla crisi del Cavaliere, senza indicare una credibile e fattibile via d’uscita.

Il nodo è politico e riguarda quello che è accaduto negli ultimi (oramai) 20 anni con la fine dei partiti strutturati, l’affermazione dei partiti padronali-personali generatori della selezione cortigiana della classe dirigente, un bipolarismo coatto solo elettorale e non politico. E’ questa politica fondata sul “partito del capo padre-padrone” che ha allontanato la gente, ha prodotto il bunga bunga e le cricche del malaffare, ha portato il Paese in un vicolo cieco.

Non si sono superate solo le ideologie del ‘900 ma eliminate anche le grandi culture politiche di riferimento gettando così con l’acqua sporca anche il bambino. In Europa ci sono tutt’ora quattro grandi riferimenti politico-culturali formati da grandi partiti in grado di garantire democrazia, alternanza, governo effettivo: un partito cristiano democratico, un partito socialista-socialdemocratico, un partito ambientalista, un partito liberale. In Italia c’è il partito del Cavaliere cui anche gli altri, pur con differenze non secondarie, si sono adeguati, facendosi contagiare.

La furbata dell’antipolitica è servita a Berlusconi a fare la propria politica, quella dei propri interessi. Così i partiti “veri” sono stati smantellati. Oggi non si tratta di ricreare tout court quei partiti ma senza “veri” partiti (veri congressi democratici che selezionano l’intera classe dirigente, fino al leader) l’Italia resta un’anomalia e a secco. Affidare l’Italia a un nuovo Berlusconi più democratico, più liberale, più presentabile è preservare nell’errore. Occorre uscire dalla logica del “ghe pensi mi” e del “salvatore” della patria con la vertigine dell’onnipotenza. Come bisogna uscire dal nostro sistema presidenziale meticcio, che così è una democrazia parlamentare con il premier con pochi poteri e il Parlamento di nominati che devono solo obbedire al capo.

O si svolta, o Berlusconi o non Berlusconi, si va a fondo.

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