Inchieste, escort, nuove tasse: Pdl verso il baratro?

Una domanda sorge spontanea e ce la siamo posta più volte dopo ogni scandalo, inchiesta, arresto e discorso a vanvera del Lìder Minimo: ma che effetti avranno le Ruby, i Tarantini, i Lavitola, le Olgettine, gli assessori di Parma, i ministri Romano, i deputati in galera e le leggi ad personam sul consenso elettorale del


Una domanda sorge spontanea e ce la siamo posta più volte dopo ogni scandalo, inchiesta, arresto e discorso a vanvera del Lìder Minimo: ma che effetti avranno le Ruby, i Tarantini, i Lavitola, le Olgettine, gli assessori di Parma, i ministri Romano, i deputati in galera e le leggi ad personam sul consenso elettorale del Pdl? Stando ai sondaggi citati dal Passator cortese, pur con una forte percentuale di indecisi, il Pdl si assesterebbe sul 26,5%, un risultato tutt’altro che lusinghiero…

Un risultato catastrofico – che forse neppure le nuove cartoline del Pdl potranno ammortizzare – soprattutto se si pensa che in quel fatidico aprile del 2008 il partito di Silvio Berlusconi portò a casa il 37,38%.

E la situazione, stando a NotaPolitica, sarebbe pure più nera:

Il voto di mercoledì su Romano ha avuto l’effetto di serrare le fila della maggioranza e far scoppiare in casa Pd la grana dei Radicali. Quanto la pax verde-azzurra, che passa per i volti e le poltrone di Tremonti e Maroni sia duratura lo si vedrà solo nel tempo. La cosa certa è che lo stato d’animo a Palazzo Grazioli è tutt’altro che sereno. Uno dei motivi che spinge Berlusconi a rifiutare pervicacemente qualunque ipotesi che potesse portare ad eventuali dimissioni è la paura dei sondaggi.

Sondaggi, riservati, che darebbero il Pdl sotto la soglia del 23%, con un ruolo sempre più determinante della Lega Nord, grazie al quale la coalizione potrebbe sperare in un risicato 34%. Una prospettiva eccellente, a cui purtroppo si contrappone un centrosinistra che ancora cerca di asciugare gli scogli e non sa bene cosa vuole fare da grande.