Sandro Pertini nasceva 115 anni fa. Simbolo della politica che non c’è più

Sono passati 115 anni dalla nascita di Sandro Pertini. E 21 anni dalla sua morte. Quella politica è finita?

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Sandro Pertini nasceva esattamente 115 anni fa a San Giovanni di Stella, il 25 settembre del 1896. Antifascista quando esserlo significava essere portatori di un valore, ovvero della lotta al totalitarismo. Partigiano quando non c’era, nell’aria, il revisionismo storico. Socialista quando non esistevano partiti socialisti a destra e quando mani pulite era molto lontana da venire. Direttore de L’Avanti, quello vero, quando i Lavitola non esistevano.

Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, simbolo di rigore morale e intransigenza, Pertini rappresenta – senza voler fare a tutti i costi del nostalgico amarcord secondo la retorica dei bei tempi andati – quella politica che non c’è più e di cui l’Italia fatica anche solo a tentare di riappropriarsi.

Fu capace, da Presidente della Camera, di non stringere la mano al questore di Bologna Marcello Guida (che era stato direttore del confino di Ventotene nel ventennio fascista e che, per ammissione dello stesso Pertini, era sospettato di aver qualche responsabilità sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli). Ma fu anche capace di sostenere con fermezza che si dovesse negare qualsiasi trattativa con le Brigate Rosse durante il rapimento di Moro; di opporsi palesemente alle scelte di Bettino Craxi, guardando con un sospetto lungimirante all’elezione per acclamazione di quest’ultimo nel corso del 43° congresso del Partito, a Verona; di sostenere che non si dovesse svolgere il congresso del Movimento Sociale Italiano in quanto derivante dal partito fascista; di denunciare le violenze della polizia nei confronti dei manifestanti. Non sostenne mai i progetti di coalizione di centro-sinistra, rivendicando la necessità di una sinistra indipendente dai centristi.

Ciò nonostante, fu rispettato da tutto l’arco parlamentare, fu eletto Presidente della Repubblica con 832 voti su 995: la più larga maggioranza nella votazione per il Presidente, nella storia della Repubblica Italiana. Una figura carismatica e pulita, cui la politica di oggi non può che farci guardare con nostalgia.

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