Il figlio di Vittorio Occorsio contro Ostellino

Piero Ostellino, Galli della Loggia, Panebianco, sono maestri di pensiero – o per qualcun altro, intellettuali comodi, no, non ho dimenticato la s – che a volte, oltre a interminabili polemiche autoreferenziali che condiscono inutili editoriali per i quali l’italiano medio prova lo stesso interesse che per una nutria schiacciata lungo una Statale, fanno la

Piero Ostellino, Galli della Loggia, Panebianco, sono maestri di pensiero – o per qualcun altro, intellettuali comodi, no, non ho dimenticato la s – che a volte, oltre a interminabili polemiche autoreferenziali che condiscono inutili editoriali per i quali l’italiano medio prova lo stesso interesse che per una nutria schiacciata lungo una Statale, fanno la boiata. Si sa, che a volte l’hybris, porta a questo ed altro. Leggo su Dagospia questa lettera del figlio di Vittorio Occorsio, un magistrato ucciso da terroristi ordinenovisti negli anni settanta. Dateci una lettura. Tutto parte però un pò prima, ovvero da questo editoriale di Ostellino, uscito sul Corriere e riportato su Il Legno Storto. Cosa scrive il noto politologo? Ecco un estratto:

Basta con i brigatisti “editorialisti”. Basta con i brigatisti “intellettuali”. Basta con i brigatisti “politologi”. Basta con i brigatisti “sociologi” o “psicologi”». Cuocolo scrive che «bisogna avere il coraggio di ammettere che i cattivi esistono per davvero» e che «i buoni a volte sono feriti. E a volte uccisi». Personalmente, sarei più severo: il terrorismo fu una manifestazione di criminale cretinismo politico i cui attori si sarebbero potuti riscattare solo in due modi. Innanzi tutto, dicendo la verità — che ancora tacciono — su quegli anni. In secondo luogo, rinchiudendosi, poi, in convento. Si è creato, invece, un circuito «buonista», di matrice cattolica, e opportunistico, di matrice di sinistra, dentro il quale hanno maturato una sorta di complice «congiura del silenzio» i terroristi e i figli delle loro vittime. Gli uni e gli altri — spiace dirlo — spesso accomunati nello sfruttamento politico delle proprie vicende. Uno spettacolo ripugnante

E che cosa ribatte Eugenio Occorsio?

credo che non ci sia nulla di male nel buonismo, di matrice cattolica o laica che sia, né vedo perché questo sfocerebbe nell’opportunismo, di sinistra o di destra che sia. Cosa intende Ostellino, sarebbero i politici a sfruttare noi figli e i terroristi riunendoli in un unico improbabile calderone per fare audience? Oppure addirittura che saremmo noi gli artefici di questo “circuito” e che avremmo stipulato chissà quale patto scellerato, come affetti da una sindrome di Stoccolma collettiva, con le persone che ci hanno rovinato la vita?

Alla vicenda di Vittorio Occorsio è dedicata questa puntata de “La Storia siamo noi“.