Il Premier dai pm di “questo paese di merda”. Come parte offesa

Berlusconi ricattato? Da chi e perché? Le versioni delle parti in causa

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Martedì 13 settembre Silvio Berlusconi sarà ascoltato a Palazzo Chigi dai pm che stanno indagando sulla questione che riguarda Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini. Come parte offesa. Ovvero, vittima di un reato. Perché?

Il ricatto

Secondo il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, Silvio Berlusconi sarebbe stato ricattato da Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e Angela Devenuto (moglie del Tarantini), che gli avrebbero estorto una somma pari ad almeno 500mila euro, più realisticamente 800mila.

Per i magistrati, i tre avrebbero potuto ricattare Berlusconi per la questione delle escort che Gianpaolo Tarantini avrebbe procurato al premier – fra di esse ci sarebbe anche Patrizia D’Addario – e che rappresentano in qualche modo materiale esplosivo per Palazzo Chigi. I tre, come dimostrano le intercettazioni, erano consapevoli della cosa. E il Tarantini sarebbe così riuscito a ricevere un compenso mensile di 20mila euro. La Devenuto, in particolare, dice in una telefonata a Lavitola (che secondo l’accusa ne sarebbe l’amante):

Noi non abbiamo più niente, quindi non abbiamo più niente da perdere, salvo il fatto di non avere i soldi la mattina per mangiare, lui (Berlusconi, ndr) invece ha da perdere tutto questo e dell’altro, o meglio ha da perdere di più lui di noi…

Gianpaolo Tarantini La versione di Tarantini

“Gianpi” (nell’immagine) si difende e sostiene di non aver mai ricattato Berlusconi. Le somme in denaro che ha ricevuto dal premier sarebbero semplicemente parte di un prestito. Un prestito che Taratini, in seria difficoltà dopo lo scandalo e le indagini sul suo conto, avrebbe utilizzato insieme alla moglie per mantenere l’alto tenore di vita a cui erano abituati.

La versione di Lavitola

Valter Lavitola, come abbiamo visto, sostiene di essere molto amico di Berlusconi e di agire solo per il suo bene, al punto di aver addirittura cercato di metterlo in guardia a proposito di certi comportamenti di uomini a lui vicini (“Bisignani è senza dubbio uomo di Letta“). Da qui le sue insistenti telefonate a Berlusconi. Quanto a Tarantini, Lavitola si sarebbe limitato a fare da tramite fra lui, in gravi difficoltà economiche, e Berlusconi (sempre spinto da un forte sentimento di solidarietà con le persone che si trovano in disagio)

La versione di Berlusconi

In tutto ciò, qual è la versione del premier? Quello stesso premier che in una telefonata con Valter Lavitola si sfoga: Me ne vado per i cazzi miei…da un’altra parte e quindi…vado via da questo paese di merda…di cui…sono nauseato…punto e basta…, ovviamente ha una sua versione dei fatti.

Una versione che fa parte di tutta la visione che Berlusconi ha proposto, fino alla nausea, della magistratura, e che il Corriere della sera riassume così: Tutte fantasie dei pm.

E’ facile dunque immaginare che nel corso dell’interrogatorio come vittima di un presunto ricatto, Silvio Berlusconi non ammetterà ai pm di aver subito l’estorsione: se lo ammettesse, evidentemente ammetterebbe anche di essere stato ricattabile per la vicenda escort. E questo, Berlusconi non se lo può permettere.

Patrizia D'Addario e Silvio Berlusconi Effetti collaterali

La storia, ovviamente, non finisce qui. Perché il 4 luglio 2011, appena due mesi fa, quando si pensava che fra D’Addario e bunga bunga le questioni riguardanti le abitudini sessuali e sociali del premier fossero state ampiamente sviscerate, la Devenuto diceva a Lavitola (come si legge nell’ordinanza):

Con questa storia delle troie che sta arrivando succederà un altro putiferio sul giornale.

Ci sarebbe dell’altro, dunque. Dell’altro che riguarda ancora le attenzioni di Tarantini per le frequentazioni del premier: ci sarebbero, dice Il Sole 24 Ore, almeno una dozzina di indagati, accusati di associazione per deliquere – e, ovviamente, per favoreggiamento della prostituzione. Non solo.

Ci sarebbero state anche delle anomalie nel comportamento dei magistrati di Bari, su cui ora indaga la procura di Lecce: infatti, in una serie di intercettazioni telefoniche fra Lavitola e Tarantini, si parla di presunti tentativi di insabbiamento delle indagini sulle escor da parte del procuratore di Bari, Antonio Laudati (che, ovviamente, nega e sostiene di aver agito regolarmente).

Secondo i due, addirittura la testimonianza della D’Addario rilasciata a Libero – in cui Patrizia sosteneva di essere stata una pedina manovrata per danneggiare il premier – sarebbe stata fatta apposta perché le indagini non venissero chiuse e quindi le intercettazioni che dimostrerebbero il viavai di prostitute nelle residenze del premier non potrebbero essere rese pubbliche.

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