Pd nel Pse? La Margherita frena

Il Pd non deve entrare nel Pse. A ribadirlo, stamani, in una lunga lettera ampiamente condivisibile pubblicata da ‘Europa’ è Pierluigi Castegnetti che spiega come il partito democratico, “vera novità del panorama politico nazionale ed europeo, non può che rappresentare la novità di se stesso – partito riformista postideologico – anche nel parlamento europeo”. A

Il Pd non deve entrare nel Pse. A ribadirlo, stamani, in una lunga lettera ampiamente condivisibile pubblicata da ‘Europa’ è Pierluigi Castegnetti che spiega come il partito democratico, “vera novità del panorama politico nazionale ed europeo, non può che rappresentare la novità di se stesso – partito riformista postideologico – anche nel parlamento europeo”.

A Strasburgo, insomma, il Pd deve andare da solo: o nel gruppo misto o dando vita a un nuovo gruppo con chi, ribadisce Castagnetti, “condivide la nostra stessa idea di Europa federale di Partito democratico moderno”.

Veltroni, intanto, continua a rinviare la sua scelta. Ma, i tempi stringono ed è necessario che il segretario dei democratici prenda posizione quanto prima su tale questione. A frenarlo, secondo molti osservatori, sarebbe proprio la fronda post democristiana (confluita negli anni nella Margherita) etichettata da esponenti socialisti quale “resistenza conservatrice” pronta a tutto pur di evitare l’ingresso del Pd nel Pse.

E così, anche la revisione del nome da Pse a “gruppo parlamentare dei socialisti e dei democratici” potrebbe non bastare. C’è chi parla di fini comuni come coniugare la propria tradizione politica con la sfida della modernità ma, il Pd, per gli ex dl, è già oltre. La “rivoluzione” attuata in vista delle politiche di aprile non permette passi indietro: soli, liberi, senza condizionamenti esterni. Anche in Europa.