Clandestini e illegalità: cosa penserebbe Michel Foucalt

C’è un tratto che hanno in comune i politici più in vista del momento: semplificare. I fautori della guerra infinita come modo di esportare la democrazia, i promotori dello scontro di civiltà, i falsi profeti in patria della sicurezza e del “dover essere”. Semplificare situazioni complesse con l’obiettivo di canalizzare l’attenzione collettiva su determinati temi.

C’è un tratto che hanno in comune i politici più in vista del momento: semplificare. I fautori della guerra infinita come modo di esportare la democrazia, i promotori dello scontro di civiltà, i falsi profeti in patria della sicurezza e del “dover essere”. Semplificare situazioni complesse con l’obiettivo di canalizzare l’attenzione collettiva su determinati temi.

Se il comunicare messaggi difficili in modo semplice è una qualità, dovremmo guardarci dall’enorme rischio di iniziare a pensare come i politici comunicano. Dobbiamo far riemergere e rivalutare il valore della complessità. In questa direzione uno dei più grandi maestri è sicuramente Michel Foucault, che ha sempre portato avanti un analisi della realtà composta di più livelli capaci di tenere assieme avvenimenti e idee.

Il filosofo francese ha sempre cercato di far interagire il piano di “ciò che si pensa” con il “ciò che accade”. Così che sarà più difficile per chi detiene il potere politico e il potere dell’informazione appiattire tematiche cruciali e avviarle verso pericolose semplificazioni che spesso incitano a violenze e sopraffazioni. Per fare un esempio di grandissima emergenza ed attualità, il tema immigrazione in Italia. Ripeto, il valore della complessità.

P.s. A questo proposito può essere molto utile l’ultimo libro scritto da Vincenzo Sorrentino “Il pensiero politico di Foucault” (Meltemi editore, 310 pagine, 25 euro).