Ore 12- Italia “stralunata” fra Pontida e Fori Imperiali

Come non essere d’accordo con il Capo dello Stato Napolitano per il pesante allarme lanciato “contro i fenomeni di intolleranza, di violenza e ribellismo, di insofferenza verso legittime decisioni dello Stato”? Ma basta lanciare allarmi senza individuare le cause, senza chiedersi il perché di questo degrado e di questi rischi? Non è il presidente della

Come non essere d’accordo con il Capo dello Stato Napolitano per il pesante allarme lanciato “contro i fenomeni di intolleranza, di violenza e ribellismo, di insofferenza verso legittime decisioni dello Stato”?

Ma basta lanciare allarmi senza individuare le cause, senza chiedersi il perché di questo degrado e di questi rischi? Non è il presidente della Repubblica a dover rispondere a interrogativi di stretta pertinenza dei partiti e del Parlamento.

De Rita ha parlato di “individualismo malato” , Ma è evidente che l’Italia è sotto pressione e vive una fase di “regressione civile”. Sarebbe troppo facile adesso incolpare Berlusconi e il governo di centro destra. Antiche (e positive) forme di integrazione, di solidarietà, di senso dello stato e della nazione si sono deteriorate e sono oramai ridotte al lumicino anche (o per primo) per responsabilità dei partiti (la loro crisi di rappresentatività e di democrazia) e dei sindacati (idem).

In particolare la crisi e la dissoluzione dei partiti di matrice e tradizione socialista hanno accentuato l’allontanamento dalla “visione generale” per privilegiare il proprio “particolare” o, come scrive Valentino Parlato sul Manifesto per portare “a forme di solidarietà più o meno mafiosa”. Comunque corporativa.

Il contesto della Festa della Repubblica è cambiato perché è mutata la realtà italiana. Non solo politica. Forse adesso, più di cambiamenti si può parlare di “strappi”. Ma basta l’assenza alla Festa del 2 giugno di un ministro della Lega, partito di governo, per affermare che la Repubblica italiana è finita nel “cesso”?

Strano Paese, il nostro. Si ferma alla superficie. Ci si scandalizza perché l’unità nazionale e repubblicana non viene celebrata da chi a quella stessa nazione e repubblica (Italia) non vuole appartenere avendone fondata un’altra a cui ha dato il nome di Padania.

Nella Lega, e non solo lì, non sono quindi pochi a contraddire i principi su cui questa Repubblica si basa. Contraddizioni e spesso anche ferite che trovano il sostegno popolare e democratico dei cittadini.

Siamo un Paese, più che malato, “stralunato” e “inceppato” . C’è stato fin’ora un deficit di governabilità e decisionismo. Attenzione adesso di non esagerare, all’opposto. Di indigestione si può morire.

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