Matrimonio tra Mediaset e Telecom Italia: si può fare?

Secondo Fedele Confalonieri è una pura ipotesi di scuola il matrimonio tra Mediaset e Telecom Italia. Il Palazzo non approverebbe mai questa manovra che porterebbe nuovi veleni sulle televisioni.A pochi giorni dalla morte del ddl Gentiloni, il presidente di Mediaset si sfoga con la stampa su come sia stato usato uno strumento legilastivo per fare

di dariod,

Secondo Fedele Confalonieri è una pura ipotesi di scuola il matrimonio tra Mediaset e Telecom Italia. Il Palazzo non approverebbe mai questa manovra che porterebbe nuovi veleni sulle televisioni.

A pochi giorni dalla morte del ddl Gentiloni, il presidente di Mediaset si sfoga con la stampa su come sia stato usato uno strumento legilastivo per fare rappresaglia politica contro Silvio e le sue TV e spiega: “Questo Governo è arrivato ad assecondare un’azione europea contro l’Italia per favorire l’adozione della Gentiloni a danno di Mediaset”.

Le cose sono andate proprio così, e non tutti conoscono le ragioni che hanno fatto arenare il ddl Gentiloni alla Camera. Era una questione di contenuti, si. La Legge Gasparri andava emendata in alcuni punti. Ma non si è mai visto uno Stato europeo accettare supinamente un’azione sanzionatoria promossa dalla UE, ed anzi avvalorarla per il solo fine di accelerare una leggina interna contro Mediaset, che si sostanzia di pubblicità.

Quando nel luglio del 2006 la Commissione Europea ha ‘messo in mora’ lo Stato Italiano, al momento c’era solo il sospetto di una presunta incompatibilità del nostro ordinamento sul sistema radiotelevisivo, con il pacchetto di Direttive europee in materia di Telecomunicazioni.

A quella lettera, lo Stato Italiano ha risposto due mesi dopo, accogliendo tutte le osservazioni fatte dalla Commissione e assicurando di voler procedere ad una modifica dell’attuale sistema normativo, con la presentazione di un nuovo progetto di riforma. La Commissione europea ne è uscita rafforzata delle sue idee – che potevano quantomeno essere confuse da un abile giurista – e non ha potuto far altro che emettere un ‘parere motivato’, con cui ha ribadito la posizione precedentemente espressa e le medesime contestazioni rivolte all’Italia con la messa in mora. E’ in questo nuovo parere infatti, che ritroviamo il termine espresso dei due mesi dato all’Italia per adeguarsi alle richieste della Commissione.

E’ di tutta evidenza che il pericolo di incorrere in una sanzione esiste ed è reale, ma resta del tutto eventuale e può essere ancora scongiurato.

Poi è naturale che i due gruppi si incontrino oggi per parlare di futuro digitale e media contents. Era gia accaduto a Tronchetti e a Murdoch due estati fa. Accadrà anche a Bernabè e Piersilvio Berlusconi? Chissà…