Roma su Facebook. Se il social network serve da sfogatoio…

In inglese: you rejump me. Tipica espressione romanesca (m’arimbarzi) per indicare indifferenza costruttiva, che alla maniera del Piotta andrebbe intesa come “m’arimbarzi come proiettili sul giubbetto”. Ecco finalmente uno spazio “socialmente utile” aperto su un social network: la pagina Sai che c’è? M’arimbarzi, in cui ogni partecipante può sfogarsi scrivendo in bacheca tutti gli sfoghi

di sara10

In inglese: you rejump me. Tipica espressione romanesca (m’arimbarzi) per indicare indifferenza costruttiva, che alla maniera del Piotta andrebbe intesa come “m’arimbarzi come proiettili sul giubbetto”. Ecco finalmente uno spazio “socialmente utile” aperto su un social network: la pagina Sai che c’è? M’arimbarzi, in cui ogni partecipante può sfogarsi scrivendo in bacheca tutti gli sfoghi che vuole contro chi gli pare.

L’utilità sociale è palese: non glielo puoi dire in faccia? Dillo in pubblico (senza che gli altri sappiano chi è colui/lei nei confronti del quale ti sfoghi). Ovvero “m’arimbarzi perchè manco ti vedo!! ma chi ti pensa?! ma chi ti calcola?” (come scrivono gli organizzatori, citando da Wikipedia, “mi rimbalza perché non mi riguarda, non mi dà pensiero o non ne ho timore, detto di cosa irrilevante”).

Antropologicamente parlando, si tratta di un gruppo che divulga nel mondo un altro tassello della filosofia romana: “nun ce penzà che fai due fatiche” (prima ti arrabbi poi ti dis-arrabbi, per dirla senza uso di termini da turpiloquio). La maggior parte degli utenti infatti fanno loro l’idea che “non vale manco la pena”.