Strategie investigative: agguato in pineta – 3^ puntata

Puntate precedenti: prima, seconda Seguendo il suggerimento più votato, a questo punto dovremmo diramare le ricerche di un veicolo simile a quello descritto dal secondo testimone. In effetti, nel caso reale, fu fatto anche questo tentativo, ma senza alcun risultato di rilievo. Ovviamente la gravità del caso obbliga a seguire ogni piccola traccia, e questo

di luigi10


Puntate precedenti: prima, seconda

Seguendo il suggerimento più votato, a questo punto dovremmo diramare le ricerche di un veicolo simile a quello descritto dal secondo testimone. In effetti, nel caso reale, fu fatto anche questo tentativo, ma senza alcun risultato di rilievo. Ovviamente la gravità del caso obbliga a seguire ogni piccola traccia, e questo ha il vantaggio di non lasciare nulla di intentato, ma anche lo svantaggio di impegnare notevoli risorse per la scrematura dei dati ricevuti.

Nel percorso che stiamo seguendo, invece, bisogna individuare la strategia migliore. Vediamo cosa succede…

La strada che ha dato migliori risultati è stata la diffusione del DNA a livello internazionale. È vero che in Italia non esiste ancora una banca dati, ma in molti Stati questa è già una realtà da diverso tempo e quindi è possibile disporre di una notevole quantità di dati archiviati. Trattandosi di uno straniero (come dichiara il testimone) il tentativo è più che dovuto.

Infatti i risultati arrivano e , circa un anno dopo, giunge via Interpol la notizia che in Inghilterra è stato individuato l’aggressore, che viene immediatamente tratto in arresto. È un giovane inglese di età compatibile con quella indicata dal testimone, il cui profilo genetico è disponibile perché trovato ubriaco alla guida di un’auto. Nei pressi della sua abitazione qualcuno nota anche una vettura del tutto simile a quella descritta dal secondo testimone.

Tutto sembra coincidere eppure egli si proclama innocente. Dice di non essere mai stato in Italia il giorno dell’omicidio ed ha almeno una ventina di amici pronti a giurare di averlo visto, quel giorno, nella sua città.

In effetti la somiglianza con l’identikit fornito dal testimone è molto scarsa. Ma è anche vero che a pochi mesi dall’omicidio, sulla base dell’identikit e della descrizione del teste venne fermato un altro giovane, subito rilasciato dopo la verifica del DNA. Dunque la descrizione potrebbe non essere così precisa.

Si tratta di un disperato tentativo, oppure davvero qualcosa non quadra con il DNA?

Una settimana di tempo per riflettere e commentare la vostra scelta.