Libero, Napolitano e i Papponi di Belpietro

L’Italia è ormai un paese illiberale, uno Stato di polizia ostaggio dei giudici e della magistratura. Questa almeno sembra la singolare tesi sostenuta dal direttore del quotidiano Libero, Maurizio Belpietro, dopo aver saputo di essere indagato dalla Procura di Milano (città in cui il giornale viene pubblicato) per il reato di offesa all’onore e al


L’Italia è ormai un paese illiberale, uno Stato di polizia ostaggio dei giudici e della magistratura. Questa almeno sembra la singolare tesi sostenuta dal direttore del quotidiano Libero, Maurizio Belpietro, dopo aver saputo di essere indagato dalla Procura di Milano (città in cui il giornale viene pubblicato) per il reato di offesa all’onore e al prestigio del Capo dello Stato.

Secondo Belpietro definire papponi il presidente della Camera e quello della Repubblica rientrerebbe nel diritto di satira, anche se non si capisce bene quale sia la parte divertente e quale attinenza abbia la simpatica qualifica con la presunta rivolta anti casta di cui Libero sarebbe un sostenitore. Certo il direttore potrà giocare col dizionario, quando verrà convocato in tribunale: con quel papponi si intendeva “Chi mangia molto, con avidità e gusto” oppure “Sfruttatore, protettore di prostitute”.

Scrive tra l’altro Belpietro, nella sua lettera di scuse (diciamo così) al presidente Napolitano:

Ora, io non voglio darle dispiaceri, né farle andare di traverso il cappuccino. Tanto meno mancarle di rispetto: se le è parso che così fosse, anzi, me ne scuso. Il problema è che il nostro Paese è vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità. I governi hanno speso a mani basse pur di mantenere il consenso. Senza mai preoccuparsi di dove trovare le risorse, hanno comprato il favore degli elettori, con il risultato che oggi ci troviamo uno dei debiti pubblici più alti del mondo e la prospettiva piuttosto concreta di una bancarotta nazionale.

Quindi a Napolitano non viene contestato… di essere un magnone, neppure di essere un avido accaparratore di soldi pubblici (Come vede non sfioro neanche la questione dell’assegno che le spetta, che pur essendo congruo – poco meno di 240mila euro lordi l’anno – nel bilancio del Palazzo incide per pochi spiccioli e non penso che alla sua età il suo interesse sia economico) ma di non aver ridotto le spese del Quirinale. Mentre non è chiaro per quale motivo, seguendo la logica e le spiegazioni del direttore di Libero, nella vignetta non figuri Silvio Berlusconi: se i governi hanno comperato il favore degli elettori, la cosa riguarda evidentemente anche chi ha guidato gli ultimi Esecutivi.

Quanto al secondo significato del termine, l’associazione col nome del premier è legata solo alla vostra malizia e alla cattiveria dei magistrati milanesi…