Roma arDente: La Regola in centro storico

Se fosse una città, il ristorante La Regola, pur situato nel centro storico più bello del mondo, sarebbe Genova: parla ligure, infatti, il menu tradizionale di questo angoletto nascosto dalle pareti bianche come le case dei pescatori e i violenti rosso sangue di tende e vettovaglie, che propone anche piatti classici oltre a quelli spiccatamente


Se fosse una città, il ristorante La Regola, pur situato nel centro storico più bello del mondo, sarebbe Genova: parla ligure, infatti, il menu tradizionale di questo angoletto nascosto dalle pareti bianche come le case dei pescatori e i violenti rosso sangue di tende e vettovaglie, che propone anche piatti classici oltre a quelli spiccatamente regionali.

La scelta di provarlo nasce dalla consultazione della ‘Bibbia’ del Gambero Rosso, ma diversamente da quelli ‘che ci capiscono’ a noi balza subito all’occhio una cosa: il ristorante è davvero minuscolo! All’interno ho contato appena 12 coperti, poi ‘si allunga’ in una verandina sulla piazza riscaldata anche dai ben noti ‘funghi’.

A dirla tutta c’è una scala che non si sa dove porti: certo non al bagno (ho provato)… che ci sia un passaggio, o meglio, una sala segreta? Ad ogni modo quello che importa è ciò che arriva in tavola, e quindi eccovi accontentati: sulle note sfumate del miglior Fabrizio De Andrè (che certamente aiuta a entrare in atmosfera) arriva un benvenuto molto chic, un bocconcino di foie gras.

La cucina ligure infatti, dovete sapere, in alcune sue declinazioni si avvicina o sposa letteralmente quella della vicina Francia. Mentre specifichiamo questo, ci godiamo un fritto misto di alici (in Liguria sono dop) , bocconcini pastellati di crema di olive taggiasche (altro dop) e, a chi piace, baccalà.

Con grande stupore del cameriere (che evidentemente è appena arrivato a Roma) ci lanciamo anche in una farinata, leggi torta salata bassissima e untissima a base di farina di ceci, che non è nulla di che (se potessi vi farei assaggiare quella di mio papà, genovese doc) e una focaccia di Recco, leggi specie di pizza ripiena di crescenza, davvero da leccarsi i baffi (su questa mio papà si deve ancora perfezionare).

Segue un tris assaggini di primi: le classiche, buone, trenette al pesto con patate (noi lo facciamo in casa ma non bisogna mai smettere di confrontarsi), in cui i fagiolini si perdono di vista nel verde, i pansoti alle noci, e ravioli con carciofi e novellame.

Soffermiamoci un attimo: i pansoti erano sublimi. Per chi non li conosce, trattasi di pasta ripiena di quagliata, cioè caglio di latte, impastata con una grande varietà di verdure, tra cui non mancano mai bietoline e borragine. Il terzo primo, scelto non tanto per la sua tipicità quanto per la sua originalità (per novellame qui intendiamo piccoli polpetti), è stato la delusione maggiore: gli ingredienti, all’esame del palato, apparivano un po’ troppo slegati.

Il vizio impone un tuffo nel gelato al cioccolato speziato, piuttosto piccante vista l’aggiunta generosa di peperoncino, e un raffinatissimo sorbetto all’arancia e bitter. L’entità del conto, con acqua e vino bianco non locale, la ignoro, essendo stata invitata, ma non aspettatevi di pagare come all’osteria.

Ristorante La Regola
Piazza San Paolo alla Regola, 40
00186 – Roma
Tel 06 689 3099

Foto | Flickr