Manovra, opposizione “responsabile” sì. Ma non cadere nella trappola del Cavaliere

Per rispondere alla speculazione internazionale e ai mercati non c’è altra strada se non quella di approvare subito la manovra. Ma le opposizioni si illudono se pensano che dopo l’ok alla manovra, il governo si dimette e si forma un nuovo esecutivo di emergenza con un nuovo premier o si va subito al voto anticipato.

Per rispondere alla speculazione internazionale e ai mercati non c’è altra strada se non quella di approvare subito la manovra. Ma le opposizioni si illudono se pensano che dopo l’ok alla manovra, il governo si dimette e si forma un nuovo esecutivo di emergenza con un nuovo premier o si va subito al voto anticipato.

Le opposizioni devono dialogare con il Paese reale e ribadire le responsabilità di Berlusconi e del governo rispetto a un Paese così mal ridotto. Non solo. Il senso di responsabilità delle opposizioni non può portarle ad approvare una manovra come quella di Tremonti, iniqua e inutile: colpisce i più deboli e non rilancia l’economia. La manovra va modificata, nel profondo. Non si può accettare nessun dictat.

La Cgil fa sapere che non ci sta. La segretaria confederale Vera Lamonica mette il dito sulla legge delega: “sarà un altro strumento per fare cassa. Basti pensare alle indiscrezioni per quel che riguarda l’assistenza. La delega prende di mira quell’insieme di diritti soggettivi quali il sostegno ai disabili, l’indennità di accompagnamento, le pensioni di riversibilità, cioè i vari meccanismi nei quali si declina l’assistenza nazionale. Ovvero, gli ultimi pezzi di welfare rimasti a livello nazionale. Un’operazione fortemente ideologica che colpisce la qualità dei servizi ai cittadini e mira a rendere lo Stato più piccolo, residuale, rispetto ai diritti dei più deboli”.

Insomma, il momento pesante chiama tutti al massimo di responsabilità. Ma il rischio è sempre lo stesso: che i responsabili del caos ne escano più forti di prima e tutti gli altri vengono messi fra l’incudine e il martello.