Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Stati Uniti: Human Rights Watch chiede l’incriminazione di George W. Bush per tortura. La richiesta dell’Associazione per diritti umani con sede a New York è semplice: le autorità Usa sono legalmente obbligate a indagare gli esponenti di spicco dell’Amministrazione Bush per crimini come la tortura, il rapimento e altri maltrattamenti di prigionieri che non hanno corrispettivi nè nella legislazione Usa nè in quella internazionale.

Stati Uniti: Human Rights Watch chiede l’incriminazione di George W. Bush per tortura. La richiesta dell’Associazione per diritti umani con sede a New York è semplice: le autorità Usa sono legalmente obbligate a indagare gli esponenti di spicco dell’Amministrazione Bush per crimini come la tortura, il rapimento e altri maltrattamenti di prigionieri che non hanno corrispettivi nè nella legislazione Usa nè in quella internazionale.

In un report pubblicato oggi, HRW mette sotto accusa, oltre all’ex Presidente George W. Bush, anche il suo ex vice Dick Cheney, l’ex Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld e l’ex Direttore della Cia George Tenet.

Intendiamoci, non si tratta di nulla nuovo. I crimini addebitati a Bush da HRW nel suo report di 107 pagine sono gli stessi di cui si parla fin dai primi tempi delle guerre in Afghanistan e Iraq: autorizzazione all’uso di tecniche di interrogatorio estreme (waterboarding), alla detenzione di prigionieri in strutture segrete (come Abu Ghraib) e alle cosiddette “renditions”, il rapimento di cittadini stranieri all’estero per condurli in Paesi in cui sarebbero stati torturati (vedi il caso Abu Omar).

Bush stesso ha rivendicato pubblicamente l’efficacia di alcune dei provvedimenti per cui viene accusato: nel suo recente libro di memorie “Decision Points”, di cui vi abbiamo già parlato su queste pagine, l’ex Presidente Usa ha difeso la sua decisione di ricorrere al waterboarding nei confronti dei sospetti terroristi, definendola una tecnica di interrogatorio “dura, ma efficace” e motivando le sue scelte con la necessità di salvare vite.

La stessa associazione per i diritti umani ammette che i capi di accusa non sono nuovi, ma sostiene che meritano rinnovata attenzione per via della crescente mole di prove che emergono dalla pubblicazione di documenti prima secretati, nonché dalle ammissioni fatte dallo stesso Bush e da suoi collaboratori nei propri libri.

Secondo Reed Brody, autore del report per HRW, il tema è attuale anche perché “è ormai evidente che non c’è più alcun cenno da parte dell’Amministrazione Obama a far fronte alle proprie responsabilità nell’investigare questi casi, mentre le prove si stanno semplicemente accumulando.”

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