Bruno Contrada ai domiciliari:”Mandatemi a Palermo: o chiamo un taxi e torno in carcere”

“Se non mi concedono i domiciliari a Palermo, allora preferisco tornare in carcere. Chiamo un taxi e mi ripresento a Santa Maria Capua Vetere” Ecco cosa ha fatto sapere Bruno Contrada, tramite l’avvocato Giuseppe Lipera, riguardo al sua trasferimento dal carcere di Santa Maria Capua Vetere presso l’abitazione della sorella. Dall’abitazione di Varcaturo, in provincia

“Se non mi concedono i domiciliari a Palermo, allora preferisco tornare in carcere. Chiamo un taxi e mi ripresento a Santa Maria Capua Vetere”

Ecco cosa ha fatto sapere Bruno Contrada, tramite l’avvocato Giuseppe Lipera, riguardo al sua trasferimento dal carcere di Santa Maria Capua Vetere presso l’abitazione della sorella. Dall’abitazione di Varcaturo, in provincia di Napoli, Contrada afferma che

“il confino a casa di Anna, trasformata in una sorta di ospedale chiuso a ogni contatto, mi rende impossibile vedere mia moglie Adriana e i miei figli. Mia moglie e’ malata e i miei medici stanno a Palermo. Cosi’ non posso continuare. Tanto vale tornare in carcere”

Inutile continuare a farsi domande: prima di tutto se sia stato giusto concedere i domiciliari. Ricordiamoci sempe perchè Contrada è stato condannato a dieci anni di reclusione: l’ex funzionario del Sisde era stato riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa.

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