La Repubblica Ceca e lo scudo missilistico degli Stati Uniti

Il sistema SEWS e gli equilibri diplomatici USA – Europa Centrale

Continua la collaborazione tra Jeremy Druker di tol.org e Polisblog. Questa volta Jeremy ci porta a scoprire le relazioni diplomatiche tra Repubblica Ceca e Stati Uniti, e gli attriti sorti tra i due Stati in occasione della rinuncia da parte dei cechi al sistema di difesa statunitense SEWS. Buona lettura.

Il mese scorso finì in prima pagina la notizia della rinuncia da parte della Repubblica Ceca alla partecipazione al progetto di scudo missilistico statunitense. Secondo alcuni analisti il malcontento nasceva dal ruolo marginale giocato nel sistema, oltre che in un generale risentimento degli Stati dell’Europa Centrale nei confronti dell’amministrazione Obama, poco attenta a loro in un momento di “reset” della relazioni diplomatiche con la Russia.

Ma dal momento in cui è trapelata la notizia sia l’America che la Repubblica Ceca hanno cercato di smentire la versione della storia pubblicata sui giornali. La decisione di non ospitare parte del sistema anti missile SEWS non avrebbe nulla a che fare con le perplessità per lo scudo missilistico, né con la speranza di giocare un ruolo di maggiore importanza nel futuro. In realtà parrebbe che l’annuncio del 15 giugno dopo la conferenza stampa a Praga tra il Ministro della Difesa Alexander Vondra e il vice segretario alla Difesa William Lynn sia stato frainteso.

Nel corso della conferenza stampa entrambi hanno spiegato che la decisione della Repubblica Ceca di non installare il sistema SEWS in edifici dell’esercito ceco era stata superata dagli eventi, in particolare dalla decisione NATO presa al summit di Lisbona nell’aprile 2010 che poneva sotto l’ombrello del patto atlantico i sistemi di difesa del genere SEWS.

Subito dopo la conferenza stampa le maggiori testate internazionali si fiondarono sulla vicenda. Il New York Times aprì con “Cechi insoddisfatti, escono dal progetto di difesa missilistica Usa”, mentre AP scriveva “I Cechi fuori dallo scudo missilistico Usa”. Più equilibrata la Reuters “I Cechi non ospiteranno i computer del sistema di difesa missilistica statunitense”.

In seguito Vondra ha precisato meglio che non si trattava in alcun modo di uno sgarbo agli Stati Uniti, ma semplicemente di una decisione presa perché lo scudo SEWS era stato superato dagli eventi, oltre che “in conflitto” con quanto stabilito dalla NATO nell’aprile del 2010. Inoltre, il sistema NATO avrebbe messo in collegamento tutti gli stati membri, mentre le informazioni del sistema SEWS sarebbero state esclusivamente per gli Stati Uniti, e non collegate al sistema NATO.

Vondra ha inoltre precisato i costi del sistema per la Repubblica Ceca: circa 1 milione di dollari l’anno, pagati solo per i primi due anni dagli Stati Uniti, e in seguito dai contribuenti della Repubblica Ceca. “In questo momento non siamo sicuri che il progetto possa svilupparsi, e non sarebbe prudente investire creando attese eccessive, che potrebbero in seguito portare a conseguenze sul fronte delle relazioni diplomatiche”.

Certo, questi possono essere i veri motivi. Ma è altrettanto probabile che qualche attrito rimanga in seguito alla decisione presa dall’amministrazione Obama nel settembre 2009, quando si decise di cancellare il progetto dell’era Bush: che prevedeva la costruzione di una stazione radar nella Repubblica Ceca e una base missilistica in Polonia, nell’ambito di un sistema di difesa dagli “stati canaglia” come Iran o Corea del Nord.

Sia Polonia che Repubblica Ceca avevano investito molto in termini di consenso per far passare un progetto del genere presso le opinioni pubbliche locali, e ora che il progetto era saltato, il senso di frustrazione era palpabile.

Vondra ha aggiunto a riguardo del SEWS, che “è un premio di consolazione” e che “Le idee per la cooperazione futura tra Repubblica Ceca e Stati Uniti vanno molto oltre una stanza con un paio di schermi”. Ma non tutti si stanno battendo il petto: in occasione del centenario della nascita di Ronald Reagan la strada di fronte all’ambasciata Usa è stata dedicata al presidente attore.

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