Latina, omicidio Fabio Buonamano: 30 anni a Giuseppe “Romolo” Di Silvio

Giuseppe “Romolo” Di Silvio è stato condannato ieri a 30 anni di carcere per l’omicidio di Fabio Buonamano, ucciso il 26 gennaio 2010 in un agguato a Latina per un debito di 5 mila euro.

Si è concluso ieri, davanti alla Corte d’Assise di Latina, il processo di primo grado per Giuseppe Di Silvio, detto Romolo, accusato dell’omicidio di Fabio Buonamano, ucciso in un agguato il 26 gennaio 2010 in via Monte Lupone a Latina, a meno di 24 ore di distanza dall’esecuzione di Massimiliano Moro e il tentato omicidio di Carmine Ciarelli.

Il pm Marco Giancristofaro aveva chiesto una condanna all’ergastolo con isolamento diurno, ma i giudici hanno ritenuto opportuno non riconoscere a Di Silvio alcuna aggravante e, dopo tre ore di camera di consiglio, l’hanno condannato a 30 anni di carcere.

Per quel delitto, commesso per un debito di 5 mila euro, è stato già condannato il nipote di Romolo, Costantino Di Silvio, che dopo l’ergastolo del primo grado si è visto ridurre la pena, in appello, a 20 anni di carcere. Ed è stato proprio su questa sentenza d’appello che si è basata la difesa di Romolo nel sostenere l’estraneità ai fatti del loro assistito.

I legali dell’imputato hanno ribadito in aula che dietro l’omicidio di Buonamano c’era soltanto la mano del giovane Di Silvio – che si è sempre attribuito tutta la responsabilità, dichiarando l’innocenza dello zio – ma i giudici hanno preferito abbracciare in pieno la tesi dell’accusa: ad uccidere il latitense sarebbero stati i due Di Silvio, fuggiti insieme subito dopo l’agguato.

Ora sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza per presentare il ricorso in appello. L’hanno già annunciato gli stessi legali di Romolo, che sperano di seguire l’iter già percorso da Costantino Di Silvio ed ottenere uno sconto di pena per il loro assistito.

Foto | Latina24Ore

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