Beatificazione di Giovanni Paolo II, testimone di fede, amore e coraggio

E alla fine è spuntato anche il sole su via della Conciliazione, distogliendo per un attimo gli sguardi di un milione e mezzo di persone, dati della Prefettura alla mano, dalla Basilica di San Pietro verso il cielo, di un azzurro inaspettato.Giovanni Paolo II da oggi per la Chiesa, ma soprattutto per milioni di persone

E alla fine è spuntato anche il sole su via della Conciliazione, distogliendo per un attimo gli sguardi di un milione e mezzo di persone, dati della Prefettura alla mano, dalla Basilica di San Pietro verso il cielo, di un azzurro inaspettato.

Giovanni Paolo II da oggi per la Chiesa, ma soprattutto per milioni di persone che lo hanno amato in vita e ora lo venereranno dopo la morte, è Beato e questo significa che avrà sempre più un occhio amorevole e un tenero sorriso (proprio come quello nella foto di Gregor Galazka sull’arazzo svelato nel momento clou del rito solenne) per tutti noi quaggiù, come lo ha avuto da vivo per i piccoli, i malati e i sofferenti nel corpo e nello spirito.

Si respirava un’aria elettrica stamattina nei dintorni di una San Pietro che non era mai sembrata così bella, ma certamente anche nelle altre piazze romane e nelle case da cui milioni di fedeli hanno visto salire l’amato Papa polacco, ora non più affacciato dalla loggia vaticana, ma dalla finestra della casa del Padre, il primo di quegli scalini che se non lo hanno visto “Santo subito”, l’hanno proclamato Beato a tempo di record.

Una piazza che con la sua semplicità nella maestosità ha colpito tutti, credenti e non, stretti nell’abbraccio del colonnato del Bernini che a sinistra recava l’esortazione immensa, nella forma e nel significato, “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!” che condensa in poche parole l’essenza di un Pontificato storico e lunghissimo; a destra le gigantografie di Papa Wojtyla, una per ognuna di quei densissimi 27 anni in cui ha guidato la Chiesa e il mondo verso il Bene.

Un “gigante”, una “roccia”: in molti modi l’ha definito oggi Benedetto XVI, primo Papa nella storia a beatificare il proprio predecessore, che di Giovanni Paolo II ha ricordato il pastore, l’uomo, ma anche l’amico, che a lui come a tutti ha insegnato a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo; a non avere paura della Verità, in quanto garanzia di libertà.

Colpiva veder sgorgare all’unisono la commozione della folla, alla quale siamo ormai abituati quando si tratta del Papa polacco, e quella del Papa attuale, che conosciamo austero e impeccabile, ma che oggi si è lasciato andare, invece, a frasi pronunciate a braccio: “Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua, ti preghiamo, a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa piazza … Oggi ti preghiamo: Santo Padre, ci benedica!”.

Applausi e lacrime si sono rincorsi tutta la mattina in una piazza stipata all’inverosimile, dai fedeli riconoscibili da foulard multicolore al collo e dalle immagini del Beato in mano, ma anche da semplici turisti, riconoscibili invece dalle macchine fotografiche e da un’espressione tra l’incuriosito e lo scettico, ma comunque loro malgrado uniti in un unico popolo, quello di Giovanni Paolo II.

Tra loro gente di ogni parte del mondo, uomini, donne, laici e religiosi, bambini di ieri e di oggi, ma soprattutto giovani, i suoi giovani, quelli a cui Papa Wojtyla pensò fino all’ultimo, compreso quel 2 aprile di sei anni fa quando, ormai allo stremo delle forze, dedicò loro le sue ultime parole: “Vi ho cercato e siete venuti da me. E per questo io vi ringrazio”.