Anche l’Angelo (Alfano) promette “miracoli”. Intanto l’Italia a rischio default

Con i riflettori puntati (quasi) tutti su Angelino Alfano, il nominato (per acclamazione) segretario del Pdl, c’è poco spazio per lo stato reale del Paese. I 47 miliardi della manovra sembrano già dimenticati. Presto ci si accorgerà di come sarà “salato” il conto preparato da Tremonti, Berlusconi e Bossi. Manovra addirittura bocciata non dalla solita

Con i riflettori puntati (quasi) tutti su Angelino Alfano, il nominato (per acclamazione) segretario del Pdl, c’è poco spazio per lo stato reale del Paese. I 47 miliardi della manovra sembrano già dimenticati. Presto ci si accorgerà di come sarà “salato” il conto preparato da Tremonti, Berlusconi e Bossi.

Manovra addirittura bocciata non dalla solita opposizione Made in Italy ma dall’autorevole Agenzia di rating Standard and Poor’s: “restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito principalmente a causa della debole crescita”.

Se ciò non bastasse, ci pensa la Confindustria a spazzar via qualsiasi illusione sulla ripresa dell’economia: quest’anno il nostro prodotto interno lordo (Pil) aumenterà dello 0,9% (una miseria!), contro l’1,1% (altrettanta miseria!) previsto da Tremonti. Quindi, Italia fanalino di coda del trenino europeo.

Altra tegolata, in ordine di tempo, è quella dell’Istat. A maggio il tasso di disoccupazione è salito all’8,1 per cento, con un incremento dello 0,1 per cento su aprile. In Italia il numero complessivo dei senza lavoro è risalito sopra la soglia dei due milioni. Come se non bastasse, la tempesta economica ha colpito principalmente i giovani: tra gli italiani dai 15 ai 24 anni il tasso di disoccupazione è salito al 29,6 per cento (dal 28,8 per cento precedente), con un picco del 46,1 per cento per le donne che vivono nel Mezzogiorno.

Insomma, c’è poco da stare allegri. Per l’Italia il rischio default è reale. E il governo, intanto, si trastulla, con la scure sui servizi, con sforbiciate ai redditi dei ceti più deboli, con il giro di vite alle imprese, promettendo riforme che non arrivano mai.