Libia, Gheddafi, Occidente: che ne sarà del conflitto di cui non si parla più?

Lorenzo Del Boca analizza la guerra in Libia in un’intervista all’Unità e dice la sua sulle sorti di Gheddafi e del paese mediorientale


L’opinione pubblica -specialmente in Italia- come abbiamo modo di constatare quotidianamente è uno strano mostro che ha un percorso imprevedibile e dei saliscendi informativi improvvisi: una notizia assedia i cittadini per qualche settimana, poi di colpo scompare, non esiste più, e noi dietro ai media la dimentichiamo.

Così più o meno succede per la guerra in Libia: dopo i primi giorni il conflitto libico è letteralmente scomparso dall’agenda mediatica. Ieri c’è stato un sussulto informativo per l’ordine di arresto emesso dal tribunale dell’Aja nei confronti di Gheddafi e dei suoi fedelissimi: coinvolti anche il figlio del rais Saif al-Islam e Abdullah Senussi, capo dell’intelligence di regime. La decisione coincide con i 100 giorni della missione in Libia, giornate di bombardamenti tanti e chiarezza poca.

Uno dei più autorevoli studiosi italiani del Nord Africa e giornalista, Lorenzo Del Boca, una sua idea se l’è fatta:

È una storia che si può guardare da molti lati, e comunque la si analizzi resta sempre una brutta storia. Perché è vero che c’è stata una risoluzione, la 1973, del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che autorizzava l’attacco alla Libia di Gheddafi, ma poi questa facoltà è stata sicuramente snaturata, nel senso che ciò che si sta cercando di fare in tutti i modi è assassinare Gheddafi. Ormai nessuno tace su questa ipotesi.

Continua Del Boca nell’intervista rilasciata all’Unità:

E’ una guerra strana perché in realtà la Francia ha un suo obiettivo, l’Italia un altro e gli Stati Uniti un altro ancora. Ma in definitiva nessuno sa come uscirne. E’ una guerra nata sotto una cattiva informazione e continua ad essere corredata da storie inverosimili, da veri falsi. Amnesty International è stata sia a Tripoli che a Bengasi, e ha documentato che le torture sono state fatte in modo particolare a Bengasi su presunti mercenari che non erano altro che poveri migranti africani provenienti dal Sahara

Rispetto ad altri conflitti la guerra in Libia ha l’aggravante – da un punto di vista anche mediatico – di un alone di mistero intorno ai ribelli. Chi ha capito chi sono e chi li manda? Uno dei governi interventisti è l’Italia, nonostante i continui mal di pancia di Lega e parte della stampa pro Berlusconi. A questo proposito sostiene Del Boca:

L’obiettivo dell’Italia è il più strano. Perché in realtà noi siamo entrati in guerra controvoglia. Da principio davamo soltanto le nostre basi, poi abbiamo messo a disposizione un certo numero di aerei, e soltanto in un secondo tempo è arrivato l’ordine di sparare. Oggi si dice che il 30 per cento delle missioni le fa l’Italia. Ed è veramente un controsenso perché noi dovevamo restare estranei a questa guerra, così come ha fatto la Germania di Angela Merkel. E noi avevamo ancora più motivi della Germania.

Altro punto oscuro a tutti o quasi è il possibile scenario futuro. Che cosa succederà a Gheddafi e quali sono gli scenari possibili? A quanto sembra di certo c’è che la guerra sarebbe prossima alla fine con la vittoria dei ribelli grazie all’appoggio della Nato. Lo storico un’idea ce l’ha:

Le opzioni sono tutte legate alla sorte di Gheddafi. Gheddafi ha tre possibilità: quella di fuggire dal Paese, ma non è nella sua storia mitizzata; può lasciare la Libia dopo trattative, ma non vedo in queste ultime settimane trattative consistenti. E infine, l’ultima possibilità, quella che lui sembra, in un certo senso, invocare: morire da martire nella sua Tripoli. L’ultima sua dichiarazione in un qualche modo evoca proprio questa fine, quando Gheddafi dice ho le spalle al muro . Per quanto mi riguarda, come biografo di Gheddafi, spero che non sia questo il suo ultimo destino, ma temo che questa guerra finirà proprio con un assassinio.

Nel dopo-Gheddafi si parla di mandare un centinaio di osservatori e poi anche alcune migliaia di soldati, turchi si suppone, per mantenere quel minimo di tranquillità dopo la guerra. Queste sono le ipotesi formulate in ambito Nato. Io invece prevedo un terribile caos nella Libia di domani, una somalizzazione dell’intero Paese. Vi saranno molte vendette consumate, e poi bisogna vedere che cosa accadrà sul piano delle speculazioni, perché non credo proprio che Sarkozy abbia puntato tutto sulla guerra solo per guadagnare qualche punto sul piano elettorale. Penso che ci saranno molti interessi petroliferi in gioco e a farne le spese di questo cambiamento sarà sicuramente l’Italia

Del Boca è molto pessimista sui risultati di questo conflitto: certamente già riuscire a consegnare Gheddafi al tribunale dell’Aja per gli efferati crimini contro l’umanità sarebbe un primo risultato roboante e di grande effetto, piuttosto che l’eliminazione e conseguente possibile martirizzazione del rais.

Ciò che sembra evidente a tutti invece è il non sense della scelta del governo italiano: davvero in un periodo di crisi economica come questo, ad un anno dalla stipulazione dei trattati di pace con la Libia, e con tutte le perplessità del caso, valeva la pena intervenire a singhiozzo? Non sarebbe stato più onesta e appropriata una scelta non interventista come ha fatto la Germania con la Merkel?

Oppure non intervenire avrebbe significato rimanere esclusi dalla spartizione della Libia post Gheddafi? Voi che ne pensate?

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