Pontida, il Senatur minaccia. Ma non succederà niente

Che succederà domenica a Pontida? Assolutamente niente. Le truppe leghiste, dopo l’assalto a polenta e grappe, si limiteranno a qualche fischio nei confronti del premier e del partito del “predellino”. I “celoduristi” del Carroccio, continueranno imperterriti a far sventolare bandiere verdi al grido di “Roma ladrona”, “Padania libera”, “Federalismo”. Così il Senatur borbotterà qualcosa “contro”

Che succederà domenica a Pontida? Assolutamente niente. Le truppe leghiste, dopo l’assalto a polenta e grappe, si limiteranno a qualche fischio nei confronti del premier e del partito del “predellino”.

I “celoduristi” del Carroccio, continueranno imperterriti a far sventolare bandiere verdi al grido di “Roma ladrona”, “Padania libera”, “Federalismo”.

Così il Senatur borbotterà qualcosa “contro” il governo che sostiene, darà l’ultimo avviso al Cavaliere, accontentandosi dell’applauso del Trota, onnipresente. Ma, come ai tempi delle parate di Mosca e di Pechino, anche a Pontida i sorrisi sul palco nascondono una dirigenza mai così divisa e preoccupata.

In pochi mesi sono crollate certezze e consensi. Il travaso dei voti dal Pdl alla Lega non c’è più. Ora il Pdl sempre più in ginocchio trascina a terra anche il Carroccio. Perde voti il partito del premier e perde voti il partito del Senatur.

Sul pratone di Pontida la domanda da porsi dovrebbe essere una sola: come svincolarsi dall’abbraccio mortale del premier e del suo partito? Ma Bossi parlerà d’altro. Anche il Trota.

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