The Economist e Silvio Berlusconi, le reazioni di oggi

Per Sallusti The Economist è volgare.

Il numero dedicato a Silvio Berlusconi da The Economist, non è stato certo elogiativo: 14 pagine che dipingono il quadro di un Paese allo sbando, e hanno chiaramente scatenato molte reazioni. Vi segnalo oggi in particolare quelle di tre quotidiani di centro destra, straordinari per osservare i riflessi condizionati in difesa di quello che – malgrado tutto – resta il loro leader, che in alcuni casi li ha sdoganati e portati al potere.

Alessandro Sallusti su Il Giornale è straordinario:

L’Economist , ex autorevole setti­manale economico inglese og­gi in balia delle lobby della sini­stra europea, getta ancora un po’ di fan­go sull’Italia e su Berlusconi. Un mix di articoli già letti su Repubblica e su il Fat­to, una foto, un titolo ad affetto quanto volgare (L’uomo che ha fottuto un inte­ro Paese), e la copertina è fatta. Pur ri­spettabile, rimane l’opinione di un si­gnore amico dei nemici del premier. È come se oggi noi titolassimo: Econo­mist, giornale di m… E chi può smenti­re? Oppure: la Regina Elisabetta ha rot­to i cogl… Certo, noi passeremmo per beceri e volgari infangatori al soldo del potente, quei rimbambiti dell’ Econo­mist invece oggi saranno dipinti come uomini liberi e raffinati analisti

Sallusti che accusa l’Economist di essere volgare? Bé, meraviglioso. Vediamo che dice Libero…

Libero che la “prende” decisamente meglio: Maurizio Belpietro si limita a un editoriale sui referendum – in cui suggerisce di non votarli – mentre il pezzo dedicato a rispondere alle accuse partite dal settimanale britannico, non è per niente sopra le righe, pensavo decisamente peggio

Berlusconi viene definito “un anziano politico italiano”, la cui opera avrà “conseguenze, farà molto discutere”. Prideaux si chiede quale sarà l’eredità di Berlusconi. Ovvia la scontata risposta. A onor del vero, già in passato e prima delle elezioni del 2001, il settimanale inglese dedicò una copertina al premier dal caustico titolo: “Perché Silvio Berlusconi è inadatto a guidare l’Italia”. Dieci anni dopo ha rincarato la dose

Tutto sommato equilibrato, niente da dire. Anche Il Foglio di Giuliano Ferrara non si fa prendere dalla foga, e analizza la questione con intelligenza. L’editoriale di Ferrara lo trovate su ImgPress

“L’Economist – osserva Giuliano Ferrara su Il Foglio – è un giornale molto serio. E’ letto in tutto il mondo. Orienta l’establishment finanziario. Ha influenza politica. E’ sconsigliabile trattarlo con sufficienza o ignorarlo. Ma pare di capire che stavolta ha screwed, ha fregato i suoi lettori. Il giornale di Londra ha appena pubblicato, dieci anni dopo i servizi di copertina ispirati all’idea che si dovesse bloccare l’ascesa al governo di Berlusconi, ‘inadatto a guidare l’Italia’, un nuovo rapporto sul nostro paese. Un lavoro complesso, non privo di inaccuratezze (Rodolfo De Benedetti, per esempio, non gestisce affatto l’impero editoriale del padre, dal quale è invece piuttosto distante), ma di grandi ambizioni: lo scavo dello sfondo storico italiano, le fonti abbastanza ampie (ma non sempre utilizzate con proprietà, come nel caso del direttore di questo giornale), le interviste, i dati sull’industria, sulla crescita, sul mercato del lavoro, sul tasso di natalità, sul risparmio, sul sistema bancario, e naturalmente sul debito e i conti pubblici e privati dell’economia. Metteremo al lavoro, dopo aver dato rapidamente conto del survey sull’Italia, specialisti in grado di scavare nello scavo per informare bene i nostri lettori, con il massimo distacco, sui risultati di quel lavoro giornalistico. Il primo giudizio, partendo dall’editoriale in cui il settimanale londinese cerca di portare a sintesi il suo rapporto, è negativo. A Berlusconi è dedicata antipatia, anzi una inimicizia non priva di risentimento verso la persona. L’impressione e’ quella di un arcigno insider che si liberi con fastidio del fantasma di un outsider. Non c’e’ alcun tentativo di capire nel profondo la natura del fenomeno che il berlusconismo ha rappresentato. Le sue origini nella crisi della Repubblica dei partiti, che produsse l’inestinguibile debito pubblico di cui si parla come remora alla crescita, intanto. Ma non è seriamente indagato lo spazio storico che Berlusconi ha occupato per anni, i suoi apporti riformatori di sistema, il carattere del consenso che ha sollecitato e organizzato e quelli del dissenso che ha provocato. Non c’e’ un’analisi convincente della forma reale del potere italiano: dal peso fragile dell’esecutivo al preponderante fattore di governo materiale impropriamente rivestito, contro ogni logica occidentale di mandato maggioritario, da forti poteri cosiddetti neutri, che hanno le loro responsabilita’ nello stato di fatto critico in cui questo paese si trova.

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