Statali: in arrivo il giro di vite sul pubblico impiego

Chi di voi non ricorda la celebre barzelletta che si raccontava sui neonati? “Guarda che tenero il pupo. E’ così tranquillo, dorme sempre.” “Be’, da grande avrà un avvenire garantito alle Poste.” Questa l’opinione generalizzata sugli statali italiani; se sia un mito o meno lo lascio decidere alla sensibilità dei lettori. Quel che conta è

di luca17



Chi di voi non ricorda la celebre barzelletta che si raccontava sui neonati? “Guarda che tenero il pupo. E’ così tranquillo, dorme sempre.” “Be’, da grande avrà un avvenire garantito alle Poste.” Questa l’opinione generalizzata sugli statali italiani; se sia un mito o meno lo lascio decidere alla sensibilità dei lettori. Quel che conta è che per la prima volta un governo si pone il problema e cerca di prendere delle misure per migliorare la qualità del lavoro pubblico.

Le prime avvisaglie si sono avute in occasione del provvedimento sulla detassazione degli straordinari, da cui i dipendenti statali sono stati esclusi con la motivazione che era allo studio un piano di ristrutturazione del settore al fine di aumentarne la produttività. Ora, dopo svariati segnali tra cui un certo numero di licenziamenti a macchia di leopardo per assenteismo, il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta sta per portare in Consiglio il progetto. Vediamo come sarebbe articolato.

Le linee d’azione fondamentali sono cinque, ben esposte oggi da Antonio Signorini sul Giornale. Stipendi legati al rendimento, possibile retrocessione dalla propria mansione, possibilità di licenziamento se si eccede un certo numero di giorni di malattia, i dirigenti dovranno rispondere delle mancanze dei loro dipendenti e l’ARAN (l’agenzia che si occupa dei contratti) dovrà rendersi più indipendente dai sindacati.

Ad occhio profano queste riforme sembreranno strane, nel senso che in qualunque posto di lavoro normale tutto questo è effettivamente normale. Ma il nostro è il paese che fino a pochi anni fa faceva lavorare gli statali la metà degli altri, vantando un numero invidiabile di baby-pensionati del settore, e quindi non stupiamoci di nulla.

Il tutto sarà all’insegna della mobilità (di mansioni e uffici) e della trasparenza, mediante la pubblicazione di stipendi e giorni di assenza di ogni singolo impiegato. Il criterio di fondo è che gli statali sono dipendenti di tutti noi, essendo pagati con le tasse dei contribuenti; dunque tutti noi vogliamo sapere se lavorano davvero. Un piano troppo ambizioso? Giudicate voi.