A Chiaiano si gioca il futuro del paese

E’ finito il tempo della diplomazia, del voler piacere a tutti, della popolarità ad ogni costo. E’ finito. Cosa ci sono costati 16 anni di compiacenza e occhi chiusi di fronte alle scelte scomode, agli interessi di parte, alla corruzione e ai tentacoli della camorra? Quel che ci sono costati è sotto gli occhi di

di luca17,

E’ finito il tempo della diplomazia, del voler piacere a tutti, della popolarità ad ogni costo. E’ finito. Cosa ci sono costati 16 anni di compiacenza e occhi chiusi di fronte alle scelte scomode, agli interessi di parte, alla corruzione e ai tentacoli della camorra? Quel che ci sono costati è sotto gli occhi di tutti, in un paese in cui basta che un gruppo di persone blocchi un’autostrada o i binari di una ferrovia per calare le braghe non esiste più lo stato; e dove lo stato non esiste la gente sradica gli alberi e butta gli autobus per strada perché sa che finora ciò è bastato per averla vinta.

La colpa è di tutti coloro che hanno governato Napoli, la Campania e l’Italia intera. La colpa è dei governi di destra e di sinistra che si sono alternati nel dolce far niente, puntando a mollare la patata bollente in mano ai loro successori, per poterglisi poi opporre forti di una verginità che avevano invece perduto.

Oggi Chiaiano è l’Italia, e finché saremo cittadini di questo paese la cosa riguarda tutti noi, da Aosta a Lampedusa. Sono stati commessi mille errori, e non sono affatto sicuro che i siti individuati nel decreto legge di ieri siano del tutto idonei. Forse lo sono e forse no, ma sono quelli e basta. Mi spiace per chi dovrà vivere vicino a una discarica o a un inceneritore, ma pure qui a Milano (come a Bologna, Roma o Bari) abbiamo un inceneritore a due chilometri da casa e non siamo morti per questo, nè rovesciamo macchine e piante sulla strada per bloccarlo.

Mi spiace per chi coltiva i pomodori o alleva le bufale o ha subito un esproprio. Devono avere una contropartita, non devono rimetterci. Ma devono cedere, così come cedettero coloro ai quali furono espropriati i terreni dove doveva passare la ferrovia o l’autostrada, perché un paese non può rinunciare a farle per questo. Così come dovranno cedere gli anti-TAV.

Quello che oggi non deve cedere è lo stato, perché se cede ora è finita. Caro Silvio, benvenuto in un quinquennio di scelte ardue e impopolari, saprai farvi fronte stavolta?