Rodotà e la maggioranza lontana dalla democrazia

È un periodo nel quale si leggono un sacco di cose interessanti, condivisibili o meno, ma il momento imbarazzante del Paese – per quanto ormai ci abbia ridotto all’abitudine al peggio – permette ai migliori editorialisti di vergare delle belle pagine. Se vi piace leggere questo genere di interventi, vi segnalo – nel caso ve

È un periodo nel quale si leggono un sacco di cose interessanti, condivisibili o meno, ma il momento imbarazzante del Paese – per quanto ormai ci abbia ridotto all’abitudine al peggio – permette ai migliori editorialisti di vergare delle belle pagine. Se vi piace leggere questo genere di interventi, vi segnalo – nel caso ve lo siate perso – l’editoriale di Stefano Rodotà apparso stamattina sulle colonne di Repubblica. Che cosa spiega l’insigne giurista?

Siamo di fronte ad una aggressione continua, manifestazione pericolosa di una ossessione quotidiana di un presidente del Consiglio che, privo da sempre del senso delle istituzioni, affida la propria sopravvivenza alla riduzione d’ogni istituzione ad un cumulo di macerie. La sua furia si nutre di insinuazioni, minacce, aggiunge all’attacco alla magistratura, abituale oggetto polemico, un nuovo affondo contro la scuola pubblica. In questi giorni la Repubblica italiana sta prendendo congedo dall’Europa e dalla sua stessa Costituzione. Sta così tagliando le proprie radici. Non siamo solo di fronte ad una crisi istituzionale e politica, pur profondissima. Sprofondiamo in un tunnel oscuro, diviene sempre più evidente una “tirannia della maggioranza” ben al di là dei timori manifestati da Alexis de Tocqueville, perché la perversa legge elettorale maggioritaria e la sciagurata deriva verso il bipolarismo hanno separato i “designati” dai cittadini, hanno fatto perdere al Parlamento la sua virtù rappresentativa.

Ve lo consiglio, raramente ho letto un quadro tanto preciso della situazione attuale (altro che il golpe alla Asor Rosa…).

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