Regione Lazio “vergogna”: un mese di vacanze extra per la campagna elettorale!

Chi l’ha detto che in periodo di crisi, tutti tirano la cinta e tutti si mettono alla stanga per fare andare avanti la baracca? L’Italia è il paese del predicare bene e razzolare male, dei furbetti e dei furboni, dei bamboccioni (veri) e dei fannulloni (veri). Alla Regione Lazio la “sgovernatrice” Polverini, ex sindacalista (dagli

Chi l’ha detto che in periodo di crisi, tutti tirano la cinta e tutti si mettono alla stanga per fare andare avanti la baracca? L’Italia è il paese del predicare bene e razzolare male, dei furbetti e dei furboni, dei bamboccioni (veri) e dei fannulloni (veri).

Alla Regione Lazio la “sgovernatrice” Polverini, ex sindacalista (dagli iscritti gonfiati) di destra ha dato il “sciogliete le righe”, concedendo a tutti i consiglieri regionali un mese di vacanza extra per dedicarsi alla campagna elettorale e fare da testimonial ad amici e compagni in lista. Come fossero funzionari di partito e non esponenti delle istituzioni eletti e super pagati. Per fare cosa?

Ecco, grazie ai radicali, come lavorano alla Regione Lazio. In un anno il consiglio regionale – 70 consiglieri e 450 dipendenti – è costato alle casse del Lazio circa 103 milioni. Ma in 12 mesi si è riunito solo 23 volte e ha prodotto appena 11 leggi, di cui 6 di bilancio, e dunque inderogabili. Nelle ben 16 commissioni ne sono state licenziate appena 3 di più, ancora in attesa dell’esame dell’aula. La prima approvata in commissione sanità in un anno di lavoro è fresca di voto.

“Licenziata giovedì in grande fretta – come scrive oggi su l’Unità Mariagrazia Gerina – per consentire alle cliniche private inadempienti di presentare l’autocertificazione necessaria per ottenere l’accreditamento”. Una sanatoria, che contiene anche una misura ad hoc sui posti letto, denuncia il consigliere radicale Rocco Berardo: per gli ospedali pubblici il conteggio viene fatto per macro-aeree, per i privati che hanno più cliniche sparse per il Lazio si fanno a livello regionale.

“Una deriva più penale che legale”, tuona Marco Pannella. Non è tutto: quasi la metà dei consiglieri regionali (33 su 70) non ha ancora avuto tempo di trasmettere al presidente del consiglio Mario Abruzzese la dichiarazione dei redditi, quella relativa al patrimonio e alle spese elettorali. Un elenco trasversale che va dal leader della Destra Francesco Storace alla moglie del sindaco di Roma Isabella Rauti, dai consiglieri della Lista Polverini al capogruppo dell’Idv Vincenzo Maruccio a diversi consiglieri del Pd. Malapolitica. Malapianta. Frutti marci.