La storia sottovoce. Venti anni fa moriva Giorgio Almirante

Il 22 maggio 1988 Giorgio Almirante si spegne nella clinica di Villa del Rosario dopo una più che quarantennale attività politica spesa in difesa della destra democratica. La sua morte segna la fine di un’era politica, l’era del proporzionale e dei grandi uomini come lui e Berlinguer, del quale volle a tutti i costi presenziare

di luca17

Il 22 maggio 1988 Giorgio Almirante si spegne nella clinica di Villa del Rosario dopo una più che quarantennale attività politica spesa in difesa della destra democratica. La sua morte segna la fine di un’era politica, l’era del proporzionale e dei grandi uomini come lui e Berlinguer, del quale volle a tutti i costi presenziare al funerale nonostante molti la considerassero una pura provocazione.

Ma Almirante era questo. Se ne infischiava delle convenzioni e pur fiero del suo indiscutibile retaggio fascista (molti ricordano un congresso MSI in cui replicò all’ospite Pannella che lo metteva in dubbio, “il fascismo è in questa sala”), aveva il massimo rispetto per i suoi avversari e per le regole democratiche in generale. A lui si deve infatti la salvezza di molti giovani “duri e puri”, che al terrorismo rosso degli anni 70-80 intendevano contrapporre la stessa lotta violenta, e che invece impararono a non odiare e a difendere le proprie idee con la parola e non con le armi, come ha recentemente ricordato anche il suo successore Gianfranco Fini alla presentazione del libro di Giampaolo Mattei sul rogo di Primavalle.

Giorgio Almirante nacque a Salsomaggiore il 27 giugno del 1914, e visse in diverse città fino a stabilirsi definitivamente con la famiglia a Torino. Durante il periodo fascista fu giornalista, e prese parte alla guerra prima col grado di sottotenente e poi da corrispondente dall’Africa, dove ottenne la croce di guerra al valor militare. Dopo alterne vicende aderì alla Repubblica di Salò senza mai partecipare attivamente ai combattimenti. Alla fine del conflitto fu costretto alla clandestinità per un certo periodo finché nel settembre del 1946 non fondò con altri reduci repubblichini il MIUS, che diventerà poi Movimento Sociale Italiano a dicembre, sotto la guida di Arturo Michelini.

Michelini guiderà il partito fino alla morte sopravvenuta nel 1969, quando gli succederà proprio Almirante. Questi diverrà lo storico segretario missino, conducendo aspre battaglie elettorali tra successi (clamoroso quello del 1971) e disastrosi rovesci come quello del 1978. Lascerà infine la segreteria al suo delfino Gianfranco Fini; una scelta invisa al vecchio gruppo dirigente e rimasta controversa. Di fatto si può considerarlo tra i precursori dell’attuale PDL, che questo piaccia o no al vecchio elettorato della Destra Nazionale di cui fu padrino e inventore.

Questa la storia, ma che cosa rappresentò veramente Almirante per chi si sentiva di destra negli anni 70-80? In un’epoca in cui professarsi di destra equivaleva a scavarsi la fossa, o quantomeno a essere derisi dall’intellighenzia dominante; in un’epoca in cui la scuola e l’università imponevano il pensiero unico post-sessantottino impostato sulla retorica partigiana, l’MSI di Almirante isolato nel ghetto imposto dall’arco costituzionale era la vera scelta anticonformista. La scelta di chi era di destra e voleva gridarlo forte, proprio come faceva la cosiddetta sinistra illuminata. La scelta infine di tutti quei liberal-montanelliani che pure non volevano turarsi il naso, e non erano disposti a votare DC neanche per impedire l’ascesa del Partito Comunista.

Per alcuni fu solo un voto di protesta, altri invece ci credettero davvero; ma per tutti Almirante fu l’uomo dall’eloquio imbattibile, perché quando parlava lui non volava una mosca, e se dietro le spalle lo chiamavano fascista o “fucilapartigiani” (soprannome affibbiatogli da Mario Capanna), alle tribune elettorali lo temevano e rispettavano, giacché coglierlo in fallo era impossibile. E vogliamo ricordarlo così, mentre difende il concetto di libertà; quella libertà che molti, ma non tutti, hanno dovuto guadagnarsi sul campo.

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