C’è la proprietà del Corriere dietro la guerra delle Generali?

C’è un evento che ha squassato gli equilibri dell’economia/finanza del Belpaese sul quale è bene aprire il sipario, visto che rischia di venire oscurato da questioni magari più popolari (gli sbarchi dei tunisini, i problemi giudiziari di Berlusconi ecc.) ma non per questo più importanti.Parliamo della cosiddetta Guerra delle Generali, ovvero il cambio dei vertici

di luca17

C’è un evento che ha squassato gli equilibri dell’economia/finanza del Belpaese sul quale è bene aprire il sipario, visto che rischia di venire oscurato da questioni magari più popolari (gli sbarchi dei tunisini, i problemi giudiziari di Berlusconi ecc.) ma non per questo più importanti.

Parliamo della cosiddetta Guerra delle Generali, ovvero il cambio dei vertici di un’azienda leader del nostro paese, anche se sempre un po’ lontana dai riflettori, per precisa scelta strategico-industriale. E invece in Italia non si muove foglia senza l’assenso di una compagnia assicurativa piazzata al n.19 nel mondo, e non parliamo di assicurazioni ma della classifica globale per fatturato di tutte le imprese.

Le Generali hanno le mani in pasta un po’ dappertutto, compreso il settore del’informazione, e nello specifico nella proprietà del quotidiano numero uno, il Corriere della Sera. Ecco perché le dimissioni forzate dell’ex-presidente Cesare Geronzi rappresentano un cambio di equilibri importante (oltre che per il giro di miliardi che muovono, ovviamente).

Geronzi era gradito a Berlusconi; Della Valle – che si dice sia l’eminenza grigia dietro al sommovimento interno – sta cercando un posto al sole. Che sia lui o meno il responsabile del cambio al vertice (in effetti è da vedere se avesse la forza per provocare siffatto terremoto) molte cose cambieranno. E la prima potrebbe proprio accadere in via Solferino.

Detto che il rinnovamento si chiamerà quasi sicuramente Gabriele Galateri (attuale presidente di Telecom) non rimane che attendere la decisione di Mediobanca, che tradizionalmente indica il nome. Possibile alternativa, Mario Monti.